[2008]

 


10.02.2008

Da un po' di tempo sto cercando di rimettermi a scrivere.
Scrivere mi sembra - come mai prima - qualcosa di difficilissimo.
Ho sempre evidenziato la differenza tra cose serie e cose non serie. Anche in questo sito ci sono cose scritte catalogate come "più" e come "meno". Le cose meno son facili da metter giù, riesco senza alcuna fatica, senza addirittura rileggere. Le cose più no. Ed io vorrei riuscire a trattare le cose più come le cose meno. Oppure far fuori la differenza tra le due.

Oggi avrei dovuto consegnare il primo racconto. Perché se non mi impongo delle scadenze non vado da nessuna parte. Però mancano due ore e mezza a domani ed io non ce la farò.

Non riuscirò mai a comprarmi la villa sulla collina di Saluzzo se non rispetto queste scadenze.

 


02.02.2008

Molto allegro e molto triste contemporaneamente. Voler far tutto e non poterci fare nulla. Il mese di febbraio mi ha colto alla sprovvista: ero appena appena soddisfatto di quel che avevo combinato nel primo mese, e il fatto di trovarmi nel secondo [da un giorno all'altro, oltretutto] abbassa la media. Occazzo se la abbassa.
Allora io credo che oggi mi taglierò i capelli e mi comprerò un cellulare nuovo, visto che il mio ha la luce del display bruciata. Da mesi.
Vogliate interpretare questi due gesti quali estremi, temporaneamente irreversibili. Il taglio che mi allontana dal mondo fashion, il cellulino che mi ci ributta dentro di diritto. Le due cose a compensarsi nel niente.

 

Mai viste tante mongolfiere tutte insieme..

06.01.2008

La mia visione museale della vita mi porta a salvare ogni frammento, materiale o immateriale, perché in assenza di un qualche souvenir in tasca io non posso affermare di aver davvero vissuto quel qualcosa, in quel posto, in quel momento. Mania. C'è poco da dire.
E quando son uscito un attimo sul balcone dietro ed ho visto due signori anziani che sceglievano accuratamente qualche giornale nel container della carta da riciclare per poi leggerseli appoggiati al coperchio del container stesso, ecco, quando li ho visti avrei voluto fotografarli e schiaffarli nel mio museo. Anche solo per ricordarmi che certe cose accadono. Anche solo per fornire una prova a chi non ci crede quando le racconto.
Il mio museo. Che ho la presunzione di ritenere interessantissimo. E invece non interessa a nessuno. Nè io posso pretendere altrimenti. Nè devo, santissimo il cielo.
E in cielo non avevo mai visto tanti palloni tutti insieme. La mia indole mi portava a sperare in una catastrofe domenicale, ma fino a che son stato lì nulla è successo. Se qualcosa è successo non lo saprò, perché non leggo i giornali. Lo sapranno - ma con un giorno di ritardo - i due anziani che si servono gratis dal contenitore giallo.

Domani devo ricordare di disarmare le luci delle feste. "Le più belle luci di tutto il quartiere", ha detto la signora del piano di sotto. Che se ne tornano nelle scatole, e poi nel cassetto della sala. Quello che si apre solo due volte l'anno. E la prossima grazie a dio è fra undici mesi.

 


02.01.2008

Mentre portavo a spasso il cane - e faceva freddo e pioveva ghiaccio - ho visto tre ragazzi sui sedici che si divertivano un mondo a farsi le foto per la strada. Ad esempio uno scattava e gli altri due facevano finta di sodomizzarsi. Poi si davano il cambio e allora un altro scattava mentre gli altri due disegnavano cazzi sui vetri ghiacciati delle auto parcheggiate. Poi il terzo fotografava uno degli altri due che fingeva di avere un lampione al posto del pisello. Insomma si divertivano tanto, questi tre ragazzi vestiti di nero scuro, coi ginzi stretti e le gambine sottovuoto. Anche quando il cane mi costringeva a passar loro vicino, questi continuavano tranquilli a scattare e flashare senza vergogna alcuna. Meno due gradi, ma tanto divertimento e tanta fantasia.

Poi secondo me arriva il momento nella vita in cui ti accorgi di essere coglione e decidi contestualmente di non volerlo più essere. Oppure arriva il momento in cui te ne accorgi e ne prendi semplicemente atto. Oppure non arriva. Oppure sono troppo critico io e non mi resta che prendere la licenza di pesca appena apre la stagione.

 

I partecipanti al cenone presi dal nuovo accattivante gioco

01.01.2008

Il 2007 mi ha dato il primo lavoro vero e il 2008 potrebbe togliermelo. E' con questo pensiero vittimistico da precario che mi affaccio sull'anno nuovo. Ma stipendio o no, la promessa di portare questo sito a livelli di decenza [e magari oltre] va mantenuta.

Ed ora mi chiedo se sia giusto impormi di scrivere qualcosa ogni giorno anche se non ho nulla da dire. Perché oggi potrei dire soltanto che siamo andati a correre nel parco fluviale. Per massimizzare un giorno inutile come il capodanno, ecco. E che anche i froci-di-fiume - in simbiosi coi guardoni - stavano massimizzando alla moda loro, come in un qualsiasi altro giorno dell'anno.
Ecosistema delicato quello dell'allegra compagnia fluviale, finalmente valorizzato da un parco come cristo comanda. Ecosistema che mi incuriosisce. Magico andirivieni di gente d'ogni età e razza: il pensionato appiccionato [mani in mano dietro la schiena, ndr], il maghrebino osservante ed osservato, l'uomo con la giacca a vento sgargiante e la faccia asimmetrica. E di tanto in tanto la signora troppo elegante e troppo sola che trascina un cane finto al guinzo, e gira gira gira con lentezza e cosa attenda nessuno lo sa dire ad alta voce.

Noi si corre lì, a pochi metri dalle loro faccende, sperandoli innocui e ipotizzandoli meno allenati. Ma tanto lì vicino c'è l'utilissima pista sintetica da sci di fondo. L'area delle farfalle. L'orto didattico per i bimbini. La pista di pattinaggio. Li campi der pallone. Ovvero nessuno bada più di tanto ai corvi barbuti che se ne stanno alle staccionate ad aspettare il turno. Che tanto mica è reato. Che tanto son fatti loro.

Chissà se avremo, nel nostro piccolo, una nuova Sodoma&Gomorra sotto forma di alluvione, un castigo del cielo che si porterà via l'utilissima pista da fondo e chi se l'è pensata, l'area delle farfalle [e le farfalle no], l'orto dei bimbini [ed i bimbini sì], la pista e i pattini, li campi e pure il pallone. E soprattutto i succitati ratti. Che tanto mica è reato, ma crepassero non ci piango.