[OTT06-DIC07]

 


18.11.2007

Insomma ho cercato di fare tutte queste. Ho cercato. Davvero ho cercato. Ma il mese del cowboy prevede una logistica che non ero in grado di prevedere.

Ed è per questo che no, non posso considerare iniziato il MDC. E forse posso iniziarlo domani, riprovarci. E forse mi accorgerò che dovrò rimandare ancora di un lunedì. Non è questione di una cipolla in un taschino. Non è questione di tre sigarette/giorno piuttosto che quattro.

Ma sono venti le rotonde cui giro attorno per arrivare al lavoro. Ogni mattino venti rotonde. E rotonda in inglese si dice roundabout. Ed io devo raccontare venti cose, una per ognuno dei venti roundabout.

 


13.11.2007

Due giorni da cowboy di un mese da cowboy partito male. Cioè bene, ma male. Perché tanta elasticità sulle restrizioni non è da tollerarsi.

Positiva tutta la parte sull'erudizione del grezzo cowboy. Ho ricominciato la visione di Twin Peaks, e qualora non bastasse mi sto procurando l'opera omnia di Lynch. Ho ordinato un libro online, ma il libro non arriverà perché è esaurito. Mi risistemeranno i diciannove euro sulla carta di credito? Mi sono procurato qualche disco di jazz. Ho avuto una nuova idea per qualcosa da scrivere, e questo qualcosa dovrebbe avere a che fare con il termine round point. Insomma non ho scritto, di fatto, ma un'idea è comunque qualcosa. Ho studiato qualcosa delle suite inglesi. Ho addirittura provato a cimentarmi in Beethoven. Così. Travolto dall'entusiasmo.

Ho snobbato l'ascensore. Ho usato l'orologio da taschino. Ho mangiato poco, veramente poco. Però ho fumato troppo e non riesco ad immaginare come potrei fumare meno. Non ho avuto tempo per tirare a lucido la stalla, perché una regola che non avevo detto è quella per cui il cowboy deve sempre tirare a lucido stalla e cavallo. Laddove il cavallo è l'auto, e quindi io non ho tirato a lucido neppure il cavallo.


13.11.2007

Due giorni da cowboy di un mese da cowboy partito male. Cioè bene, ma male. Perché tanta elasticità sulle restrizioni non è da tollerarsi.

Positiva tutta la parte sull'erudizione del grezzo cowboy. Ho ricominciato la visione di Twin Peaks, e qualora non bastasse mi sto procurando l'opera omnia di Lynch. Ho ordinato un libro online, ma il libro non arriverà perché è esaurito. Mi risistemeranno i diciannove euro sulla carta di credito? Mi sono procurato qualche disco di jazz. Ho avuto una nuova idea per qualcosa da scrivere, e questo qualcosa dovrebbe avere a che fare con il termine round point. Insomma non ho scritto, di fatto, ma un'idea è comunque qualcosa. Ho studiato qualcosa delle suite inglesi. Ho addirittura provato a cimentarmi in Beethoven. Così. Travolto dall'entusiasmo.

Ho snobbato l'ascensore. Ho usato l'orologio da taschino. Ho mangiato poco, veramente poco. Però ho fumato troppo e non riesco ad immaginare come potrei fumare meno. Non ho avuto tempo per tirare a lucido la stalla, perché una regola che non avevo detto è quella per cui il cowboy deve sempre tirare a lucido stalla e cavallo. Laddove il cavallo è l'auto, e quindi io non ho tirato a lucido neppure il cavallo.


11.11.2007

Non sto nemmeno più a dire, a promettere. Tanto non ci crede più nessuno. E non sto neanche più a sperare di riuscire a fare dello scrivere un qualcosa, e di me un qualcuno. A meno che il mese del cowboy funzioni.

Il mese del cowboy [d'ora in poi MDC] è un periodo di un numero indefinito di giorni - ma non meno di trenta - in cui mi sottopongo volontariamente ad una serie di regole non necessariamente correlate allo stile di vita del cowboy, ma circa.

Le regole propriamente attribuibili ai cowboy sono queste:

1) il cowboy parla poco dicendo molto;
2) riduce al minimo il contatto fisico col prossimo;
2b) tra l'altro chi cazzo è "il prossimo"?
3) utilizza obbligatoriamente l'orologio da taschino;
4) non utilizza l'ascensore;
5) sa suonare l'armonica;
6) nessuno l'ha mai visto mangiare;
7) non perde mai la calma;
8) gli piace giocare a carte;
9) ha una visione dicotomica del mondo: o questo o quello;
10) nessuno l'ha mai visto correre;
11) solitamente è magro;
12) le cose le fa da sé;

ed altre regole che verranno più avanti.

Le regole assolutamente non attribuibili al cowboy sono queste:

A) vietato fumare oltre tre sigarette/giorno, consentito fiutare tabacco;
B) perdere 6 kg;
C) leggere 4 libri;
D) mettere l'ordine totale nella stanza e nella testa;
e) tenere aggiornato il sito con i resoconti - appunto - del MDC;

ed altre regole che verranno più avanti.

Poi c'è la golden rule, che è questa. Ogni giorno si deve volontariamente o involontariamente trasgredire ad una delle regole, ma non si può mai trasgredire alla stessa regola nella stessa settimana. E' fondamentale. Poi ci sono tante altre cose e tanti altri dettagli, ma ne parleremo più in là


21.08.2007

Ferro da stiro in offerta a € 9.90, diceva il depliant della collega. Ferro da stiro che è anche il nome del roccione dove ieri si è fermata la mia ascensione al Monviso. Roccione parcheggiato a quota 3706, 135 metri dalla vetta.

Le luci delle città sparse sulla pianura. La parete Est colorata d'arancione all'alba. Il sudore condensato nel caschetto che colava giù di tanto in tanto in goccioline gelide. La gente che saliva. La gente che scendeva. La grandine gentile sulla via del ritorno.

Il gancio con quota 3841 è solo rinviato.


12.08.2007

Oggi ho realizzato un desiderio che mi girava da un po' nella testa: tornare in un parco acquatico. Mi sono divertito moltissimo. Ho avuto delle conferme, ad esempio che i bagnini che ti danno il via agli scivoli hanno sempre lo scazzo addosso e un filo di pancia. Ho scoperto cose nuove, ad esempio che di tutti quelli che erano lì presenti solo pochissimi parlavano italiano. E solo in due parlavamo piemontese.

Intanto due fastidiosissime vesciche poco sopra i talloni hanno compromesso il record giornaliero sullo scivolo kamikaze. E rischiano di compromettere l'ascensione al Monte Viso fra una settimana. Ma ci sono in commercio pezzi di pelle finta che si appiccicano lì dove fa male e passa tutto. Questo mi hanno detto e questo io domani acquisterò.

Per il resto, ferragosto si avvicina ed ho tanta paura.


31.07.2007

Ci sono momenti - frequenti - in cui mi arrendo e ammetto a me stesso che nulla mai sarò e nulla mai sarà di quel poco che scrivo. In momenti più ameni - però - vedo in questo sito la rampa di lancio per il mio futuro da opinionista-del-nulla e/o screenplayer hollywoodiano. In questo sito e solo in questo sito. Questo è probabilmente uno di questi momenti ameni quanto illusori, ed è per questo che senza altre spiegazioni logiche ho preso a riscrivere e riordinare il relitto. Poi verranno i giorni della rassegnazione e il relitto tornerà ad essere schiavo della ruggine, come di routine.


05.05.2007

Oggi ho visitato un castello.

All'ingresso c'era il proprietario che ti succhiava sei euro per accedere, ma nonostante questo il castello era bello e conteneva svariate divise, armi e quant'altro di militare. Per cui non rimpiango così tanto i sei euro, mettiamola così.

Attualmente provo una profonda invidia per il proprietario del castello. Non per via dei sei euro per visitatore, ma per via del castello. Ne vorrei uno anch'io, o forse vorrei il suo. Sono confuso, incazzato, umiliato, ma al tempo stesso pieno di energia e di desiderio di rivalsa sociale.

Potrà il Progetto EPM farmi guadagnare i soldi necessari per acquistare un castello e trasferirmici?


01.05.2007

Lunga assenza, ma ritorno.
Voglio diventare ricco scrivendo, quindi mi son gettato in qualcosa che sia diverso dai concorsi, dai corsi di scrittura creativa, dalle rubrichette da appiccicare sul web. Ossia sto cercando di scrivere sul serio.

Il progetto si chiama Progetto EPM. Quindi quando parlerò di Progetto EPM intenderò quello.

Ho aggiunto tra le COSE MENO un paio delle succitate rubrichette, tanto per farvi un'idea. Ed ho aggiornato qualcosa in WISH LIST.

Più che altro era mia intenzione far sapere che non ho completamente abbandonato questo sito, anzi vorrei poterlo curare un po' di più e probabilmente lo farò.

Ticket 2

16.01.2007

E' brutto quando si rompe la macchina. Scopri cose come questa: un pullman ci mette un'ora, da Cuneo a Saluzzo. E anche da Saluzzo a Cuneo.
Però poi scopri che un'ora è poco rispetto al tempo che impiegherai per arrivarci con la macchina che ti hanno - gentilmente, per carità - imprestato. Una Panda. Ma quella vecchia.

Ci sono cose peggiori, senza dubbio peggiori, ma abituarsi al servosterzo e poi non averlo più è qualcosa che fa male dentro. Ma diciamo che nella mia concezione espiatoria dell'esistenza, dove se qualcosa di brutto accade è perché qualcosa di brutto hai fatto, dove per meritarsi qualcosa bisogna perdere molto, tutto questo quadra. Se per meritarmi la nuova auto devo sopportare questo, ok, io lo sopporto. E più merda sopporto, più bella sarà la nuova auto, lo so. Lo sento.

Una recente indagine svolta nel mio cervello dà come possibile, anzi fortemente probabile, l'acquisto di una macchina non italiana. Avendo però io stesso diffuso per anni la credenza secondo la quale io me ne fotto delle automobili ["basta che vadano avanti"], ora mi trovo nella condizione di colui cui presto toccherà contraddirsi. E anche questa cosina è da espiare a suon di sterzate dure come il marmo. A suon di autoradio che non suona. Perché non c'è. A suon di colpi di straccio sui vetri appannati. Ché sembra di essere di nuovo sulla mia prima macchina, che aveva la targa CN 670949 ed è finita rottamata per colpa dei famosi incentivi di qualche anno fa. Però la targa me la ricordo, e non so perché visto che di solito non ricordo un cazzo di un cazzo di niente.

Ticket

14.01.2007

Tra un mese esatto ho un appuntamento dal dentista. E da più di un mese non scrivo qui sopra. Sono successe cose. Alcune cose.
E' successo che ho dato l'esame da avvocato. E' successo che poi ho [momentaneamente] chiuso la mia carriera da avvocato. Ed è infine successo che ho [dal 2 gennaio] un lavoro ed uno stipendio. Che per ora mi piace, e mi ci trovo bene, e forse il posto di lavoro è un po' lontano ma mi ci trovo bene.

Non mi trovo bene con l'auto, che mi sta abbandonando. E' d'accordo col meccanico e sempre più in disaccordo con me. E' evidente. Ma questa è la settimana in cui la fotterò, abbandonandola per un'altra. Lei non lo sa, ora come ora non lo sa. Forse se lo sente, ma non lo sa per certo. Se ne sta in via Negrelli, a prendersi la notte parcheggiata là dove mi è morta, dove mi hanno aiutato a spingerla. Là dove le è saltata la frizione. Ad appannarsi dentro, se ne sta. Puttana. Puttana puttana puttana.

Se vi dicessero che spendendo un euro potete sentirvi dio per un poco, lo spendereste?
Il biglietto qui di fianco è quello della [risorta] funicolare di Mondovì. Io vi dico di andarci, ma di domenica. Vi dico di andare a mischiarvi con la gente che ci va la domenica. Non vi spiego il perché, ma se ci andate lo capite. Vedrete come vi sentirete meglio nei giorni a venire. Vedrete come tutto attorno sarà improvvisamente Olimpo. Andate a mischiarvi coi clienti della funicolare. Ma tenetevi dal litigare con l'anziano-che-passa-davanti. Con la mammina sfatta che ti lede lo stinco col passeggino. Col figlio di puttana che ti schiaccia pur di accaparrarsi il posto al finestrino. Col coglione che mentre la cabina sale dice "Pensa se ora si strappa la fune". E tu che inizi a pensare: ma magari, ma magari si strappasse. Costa un euro, come da immagine a lato. Andata e ritorno, se tornate entro un'ora. Starci di più, mischiati a Loro, non sarebbe comunque possibile. Io vi ripeto ancora una volta di farci un giro. Per sentirvi meglio. Per sentirvi peggio.

Che se ammazzarne cinquanta mi costa la vita, è comunque un prezzo onesto.

Grecia

09.12.2006

Ci siamo. Oggi è sabato, Domani sarà domenica. Dopodomani sarà lunedì e Luca passerà a prelevarmi verso le 11. Per Torino. Per l'esame da avvocato. Passerà a prendere me, la borsa con la mia roba, il trolley con le tre biro nere, i codici commentati, i codici non commentati.

Giovedì notte tornerò a vivere. E al momento non so che altro dire. Non voglio - dio, se non lo voglio - dare a questo esame un valore sacrale. Perché non ce l'ha e non deve averlo. Ma al tempo stesso mi scoccia prenderlo come un giochino, come un qualcosa-da-fare-visto-che-siamo-.arrivati-fin-qui. Negli attimi - pochi - di smarrimento arrivo a pensare che passarlo sarebbe una rivincita nei confronti di chi, nell'ambiente, mi ha considerato un idiota, un poco-interessato. E appena mi riprendo penso che se mai arrivassi a gustare questo tipo di vendetta sarei schiavo una volta ancora. Forse è bene che lo passi per me soltanto. Sebbene non abbia attualmente idea di cosa potrei fare con questa soddisfazione in tasca.

Ho tasche piene di stronzate e probabilmente c'è spazio anche per questa ennesima. Le tasche gonfie. Così gonfie che di tanto in tanto casca fuori un pezzo, e nemmeno me ne accorgo.

Andiamo a dare queste tre prove. Andiamo pensando che c'è la cucina IKEA che aspetta di essere montata tutta. Andiamo pensando che il 2 gennaio si inizia a lavorare retribuiti. Che dal 15 dicembre si inizia a scrivere il romanzo. Che forse per un po' non dovrò studiare. Che sicuramente avrò molto tempo per scrivere qui.

Le centosettantacinque scatole della cucina IKEA sono state consegnate lunedì scorso. Grazie all'aiuto degli amici sono riuscito a far diminuire il numero delle scatole sparse per casa. Poi un piccolo inconveniente [un mobile sfasciatosi mentre lo drizzavamo] ha bloccato i lavori. Non ci si scoraggia certo per queste sciocchezze. La mia sfida con la cucina svedese è apertissima. Che lei lo voglia o meno la metterò al muro a suon di tasselli.

Spesso, troppo spesso, ho accennato al mio primo romanzo. Il mio primo romanzo mi gira in testa da anni, credo. Diciamo che il canovaccio c'è. Il protagonista, a seconda delle mi evoluzioni o involuzioni, cambia. All'inizio era un nullafacente, poi è diventato uno studente universitario alle prese con la tesi. Poi è diventato un praticante avvocato. Quando mi sale la paura dell'eccesso autobiografico, mi consolo pensando che la protagonista femminile è rimasta costante. E non esiste, non l'ho mai conosciuta né forse vorrei. Costante è il co-protagonista. Costante l'epilogo.

A un corso di scrittura creativa mi han detto che quando si pubblica il primo libro si perdono un sacco di amici e si rovinano i rapporti con buona parte dei parenti. So per certo che questo accadrà. Ma non me ne preoccupo. So anche che la frase "I fatti e le persone di questo romanzo sono frutto della fantasia dell'autore e non hanno alcuna attinenza con la realtà" non basterà per pararmi il culo da un mare di querele, visto che mi metterò contro qualcosa come tutti gli avvocati dei fori dei dintorni.

E forse questo è un motivo per passare il fottuto esame di cui sopra.

Francesco è morto anche in Arizona

29.11.2006

Tredici giorni pieni per prepararsi per l'esame di Stato [da avvocato]. Quattrodici giorni lordi, tredici pieni. Compreso oggi. Oggi lo comprendiamo. Ed è comprensibile, mancando ormai poco. Si capisce presto che quando poco manca si comprende tutto il possibile.

Al di là di queste fughe istantanee di panico, c'è un po' di mal di denti alternato all'Aulin, un posto in pole position per la fase finale di un ennesimo concorso pubblico, qualche goccia di collirio nell'occhio malato del mio cane. Un po' di rabbia sociale che io - che non sono arrivato da nessuna parte - vomito addosso a quelli che mi parlano dei loro amici arrivati da qualche parte. Molta rabbia sociale che io - che ho deciso di smettere di fare il servo - sputo e risputo addosso a quelli che cercano di spiegarmi che in fin dei conti fare il servo serve, conviene, aiuta.

C'è una sottilissima differenza tra l'aver troppa roba da studiare e il non aver studiato nulla. Una differenza minuta e fastidiosa. Ed ora che so che mi hanno comunicato a mezzo raccomandata che il mio banco dentro il Mazdapalace sarà il numero 1423 so un qualcosa in più della mia condanna. Un qualcosa di indefinito, perché non so dove piazzeranno il banco 1423, se sarà vicino ai cessi o davanti al tavolo della commissione, ma comunque un qualcosa in più. Ed è così che il finale naturale per i due più orrendi anni della mia esistenza prende forma lentamente Sotto forma di numeri. 1423, il mio posto. 300, gli euro spesi per i codici commentati. 80, quelli spesi per l'albergo. X, le volte che riproverò l'esame prima di rompermi definitivamente i coglioni.

in morte di F.G.

23.11.2006

Nell'immagine a lato è immortalata la volta in cui il mio amico Francesco è morto per la seconda volta. La prima volta è morto nel deserto dell'Arizona, ed è morto più o meno uguale a così. Ma questo non è l'argomento di cui si va a trattare oggi.

Oggi si va a trattare del fatto che dare uno o più concorsi pubblici mi è convenuto, e parecchio. E che quindi nel 2007 farò cose diverse da quelle che faccio ora e avrò redditi diversi dagli attuali. Posso comunicare ufficialmente che l'obiettivo 3 del piano di riconversione di me stesso è stato [almeno temporaneamente] raggiunto. L'obiettivo 3 era "LAVORO", laddove per lavoro se ne intendeva uno retribuito.

Da qui originano un sacco di conseguenze che immagino divertenti e piacevoli. Anche per voi, che non sarete più costretti a leggere le mie continue lamentele. Questo sito è innegabilmente diventato il manifesto dei miei noiosi propositi, ammesso che sia mai stato qualcos'altro. E così questa volta eviterò di dirvi che tra venti giorni c'è l'esame di stato da avvocato [obiettivo 1] e che dal 15 dicembre fino a giugno [in attesa dei risultati delle prove scritte] potrò dedicarmi anima e corpo alla stesura del mio primo romanzo [obiettivo 2]. Eviterò e basta.

Mi metterò a studiare un argomento qualsiasi di diritto civile. Probabilmente le successioni, che hanno quel retrogusto macabro che tanto mi piace. Per poi spiegare a Francesco che ogni volta che muore [ed è uso farlo spesso, come prima evidenziato] non è bene morire intestati, e che quindi deve premunirsi e disporre per iscritto dei suoi beni. L'ho contattato e ha detto che in caso di morte vera mi lascia il suo mutuo. Lo ringrazio qui, davanti a tutti.

Ma in fondo il nuovo album dei My Chemical Romance è abbastanza interessante, ed altrettanto lo è quello degli Incubus. E lamentarsi non sta del tutto bene, e forse non c'è nulla di cui lamentarsi.

TCCR

01.11.2006

Quindici giorni di assenza sono molti e imperdonabili. Ma sto preparando uno, due, tre, quattro, cinque concorsi pubblici. Anzi solo uno, due, tre, quattro, perché il quinto prevede una prova di cultura generale, che suppongo di avere. E poi c'è l'esame da avvocato, naturalmente.

Il piano è questo. Trovare al più presto un posto di lavoro nel settore pubblico. Nel settore pubblico non perché nel-settore-pubblico-non-si-fatica, ma perché è ormai l'unico settore che mi dà garanzia del fatto che percepirò uno stipendio. Non mi fido più del privato, manco per il cazzo. Trovato dunque un posto pubblico e sempre più convinto del fatto che l'album migliore di Lenny Kravitz sia "5", mi troverò ad affrontare l'esame da avvocato con la leggerezza sbarazzina nel cuore. Non lo passo? Chissenefotte, ho un lavoro. Lo passo? Ci sono gli orali a settembre, ma tanto ho un lavoro e chisenefotte.
Ma la parte emozionante sta in questo. I risultati della prova scritta dell'esame di stato si sapranno solo a giugno 2007. Questo significa che dal 15 dicembre 2006 al giugno 2007 vivrò sospeso in un limbo per i più sgradevole e umiliante ma per me - felicemente occupato nel pubblico e ormai abituato a non avere un futuro certo - il semestre più bello della mia vita.

Semestre nel quale scriverò, tra l'altro, il mio primo romanzo. Che ho in testa. Che ho preservato da tutte le possibili contaminazioni imponendomi per anni di non leggere libri. Che è pronto-fatto-finito-lo-giuro eppure ogni giorno si allarga, cambia, cresce. Vive di vita propria nelle stanze del mio cervello, e a volte va a nascondersi là dove sa che non posso pizzicarlo.

Pensavo che riprendere a leggere fosse un errore grave. Dopo tanta astinenza forzata riprendere da Auster e Palahniuk è effettivamente un errore. Ti fa venir voglia di restar lettore a vita, che in fondo è bello così e va bene così. Ma è già così banalmente diffusa la sindrome pigra di chi si accontenta di far proprio qualcosa di altrui, nell'impossibilità di crear qualcosa di proprio che rilevi. Non mi va di contrarla.

Due venerdì fa ero davanti ad un noto locale del centro storico. Me ne stavo seduto davanti all'entrata, su un muretto di cemento, e fumavo. Sul lungo muretto - stranamente - ero seduto soltanto io. Ad un tratto mi accorgo che qualcuno si è seduto vicino a me. Me ne accorgo perché si è seduto troppo vicino a me. Mentre sto pensando che adesso attaccherà bottone, lui attacca bottone. Con l'accento da crucco mi chiede se in città ci sono altri locali che fanno rock. Io gli dico che no, non ce ne sono. E poi gli chiedo cosa ci fa qui a Cuneo e lui me lo spiega. Gli chiedo quanto si fermerà e mi dice quattro mesi. E' piuttosto timido, piuttosto parecchio. Ed anche molto gentile e discreto, tanto che mi vien da pensare che sia finocchio. E' grassoccio, ha occhiali rotondi e acconciatura a scodella classica. Non è per nulla elegante. Uno che conosco lo definirebbe "un seminarista". E ciò non esclude il frocio, anzi. Gli dico che se è venuto fin qui in auto - dalla Germania, intendo - o se ne ha una a noleggio posso dargli indicazioni per qualche locale fuoriporta. Lui mi dà la risposta che intenerisce: non ha la macchina, ma una bicicletta datagli in prestito dal Comune di Cuneo. Facente parte di quello stock di bicilette che si possono affittare in tre o quattro punti strategici della città e che non ho mai capito se effettivamente qualcuno usa. Tornando al crucco, è tutto vero: appena riesco a levarmelo dai coglioni con una qualche scusa, lo vedo inforcare questa graziella-con-cestino bianca e rossa e andarsene via. Salutando. Poverino. Quanta pena. Un innocuo tedesco su una bici del cazzo in piena notte, in pieno centro storico, in balia di pericoli come ragazzini rumeni maleducatissimi che ti tirano i petardi addosso solo perché hai una scodella ridicola.

Un venerdì fa sono entrato nel noto locale del centro storico. Erano circa le due, ossia il grosso della mandria se n'era già andato verso la discoteca. Prima di entrare uno dei ragazzi della sicurezza mi aveva consigliato di far caso al culo che avrei visto dentro. Ed in effetti, una volta dentro, non mi è certo sfuggito il culo della cubista che si dimenava in piedi sul bancone. Cubista nuova, decisamente più attiva della mummia-masticante-cicles che solitamente sta sullo stesso bancone a simulare attacchi di coliche addominali.
Ora mi tocca dirvi che i glutei ostentati così mi mettono sempre in imbarazzo. Se li guardi prima o tardi qualcuno/a ti farà notare che li stai guardando e si prenderà gioco di te. Se non li guardi prima o tardi qualcuno/a ti farà notare che non li stai guardando, e che quindi sei palesemente omosessuale, e si prenderà ancor più gioco di te. Tutto questo a prescindere dal fatto che tu abbia a non abbia effettivo interesse a lumarli.
Dopo anni di studi strategici ho finalmente capito cosa deve fare uno come me, inibito dai culi shakerati, in casi come questi. Uno come me deve inviduare qualcuno dei suoi amici che stia fissando il culo di quella. E poi - facendo tutto in modo teatrale e visibilissimo - fissarlo, girarsi per trovare il punto in cui il suo sguardo muore [anche se è già noto], girarsi di nuovo e dirgli "Ah ecco, non capivo cosa stessi guardando". Nel fare questo si ha il tempo di: guardare il culo alla ballerina per la propria segreta soddisfazione, far sentire in colpa qualcuno prima che qualcuno lo faccia a noi, tenere un atteggiamento tra l'interessato e il disinteressato che non cade né nel machismo né nel frocismo.
E così ho fatto, e mentre fissavo la ragazza seminuda non ho potuto fare a meno di notare che un paio di ragazzoni le urlavano cose oscene dalla balaustra del soppalco che si affaccia sul bancone. Mimavano grandi falli e quello che lei ci avrebbe dovuto fare avendoli a disposizione e urlavano zozzerie incomprensibili. Incomprensibili perché in tedesco. Grassoccio, occhiali rotondi, scodella inguardabile: il seminarista di ghermania, sbronzo come un reggimento di prussiani, era lì con i suoi amici. In maniche corte, sfatto, barcollante, molesto e disonesto. E l'ho rivisto nell'arco della serata. Un paio di flash. Lui che corre sulle scale urlando non so cosa a non so chi con la faccia triste della ciucca triste, ed inciampa malamente, bestemmia in tedesco e si prende il culo dai buttafuori. Lui che cerca di attaccare bottone con chiunque, ma nessuno lo vuole, e allora rimbalza tra la poca gente più o meno come la macchinina degli autoscontri quando urta le altre. E' lì che ho capito che in una sola settimana il ragazzo era riuscito a trovare il rock.

wonderbra

17.10.2006

A volte non so cosa scrivere. Ristudiare le cose studiate nei primi anni di università sembra riportarmi indietro, e questo posso scriverlo. In quegli anni avevo meno anni, e questo va da sè. Frequentavo i corsi, prima a Cuneo poi a Torino. Li frequentavo con gente che attualmente o non mi riconosce o nega a se stessa e a gli altri di avermi mai conosciuto. Tipo la ragazza orrenda che mi ha tagliato la strada stamattina, dalla rotonda della stazione. Ragazza orrenda che - appunto - seguiva i corsi con me. E che alle otto e mezza di questa mattina se ne andava in un posto che di sicuro non è un'aula di tribunale. Cioè, non lo so, ma lo immagino. Né avvocato né magistrato. Dove sono finite le ambizioni dei ragazzetti che studiavano diritto privato? Mi ha tagliato la strada e si è presa della puttana. Da me, uno sconosciuto.

Giurisprudenza è una facoltà che consente ai figli di papà, dopo la laurea, di lavorare gratis per qualche annetto e poi forse-magari passare l'esame e divenire avvocati. Chi lo passa al primo colpo, chi ci mette un po' di più, chi sembra non volerlo/poterlo passare mai.
Quelli che non sono figli di papà oppure semplicemente si sono stufati di chiedere i soldi in casa devono sperare di passare l'esame alla prima botta, e questo perché una volta diventati avvocati proveranno meno vergogna a chiedere i soldi in casa.

Il limbo esiste ancora. Il limbo è imbarcarsi [gratis] in un qualcosa di incerto sapendo che quando ci sarai finalmente riuscito ci sarà qualcos'altro di incerto ad attenderti ed a prenderti chiappe e cervello. Nessuno sano di mente si infilerebbe [gratis] in questa trappola. Ed io - che non ero stato avvisato da nessuno - cascare nel tranello son cascato, e quel che resta da fare è evitare di precipitare al fondo. Perché al fondo ci stanno ancora le punte acuminate. E dopo le punte altro, e poi altro di doloroso ancora. Che se non sei figlio di papà questa è una trappola cinese senza fine mai.

La soluzione - l'unica soluzione - è il sei al super-enalotto. O altre ventisette che presto esporrò.

wushu
brandello di scatto di Michele G.

08.10.2006

[Parte noiosa ma utile per spiegare a voi ed a me stesso dove sto andando. Qualora non vi interessi nulla di me e dei miei splendidi trentadue anni gettati al vento potete aspettare il post di domani]

Il corso di wushu è iniziato da una settimana. Iniziato bene: mi è sfuggito il bastone di mano ed ho mandato in frantumi il quadro di Ueshiba Morihei [O Sensei, fondatore dell'aikido] che se ne stava appeso su uno dei muri della sala tatami. Chiedo perdono per l'involontario gesto di sfida e mi auguro che l'episodio non sia foriero di disgrazie tremende.
Il wushu mi porterà via - trasferimenti e doccia compresi - cinque ore a settimana [5/168 pari al 2,98%]

Domani mattina inizia l'anno accademico alla scuola musicale. Proseguo il corso di composizione ed inizio quello di lettura della partitura. Cosa sia con esattezza non lo so, ma dovrebbe consentirmi di migliorare la lettura a prima vista al pianoforte e di "riassumere" con due sole mani un'intera orchestra sinfonica. Staremo a vedere.
Alla scuola di musica - trasferimenti compresi - dedicherò tre ore a settimana [3/168 pari all'1,79%]

La scorsa settimana ho terminato i due anni di pratica legale. La cosa, oltre ad avermi procurato parecchia nausea, mi permetterà di sostenere lo scritto dell'esame da avvocato nei giorni 12, 13 e 14 dicembre.
Domani inizierò ufficialmente a studiare per questo stuzzicante appuntamento. Questo significa che passerò pochissimo tempo nello studio presso il quale ho svolto il praticantato non retribuito.
Ho sessantaquattro giorni per prepararmi.

Devo poi studiare per i concorsi pubblici per i quali ho presentato [e presenterò] domanda. Di uno sto attendendo gli esiti della seconda prova scritta. Di un altro sto attendendo la convocazione, ma forse era un concorso finto ed io ci sono cascato. Per altri tre dovrò studiare cose delle quali non ho la più pallida idea, ma è proprio per questo che se non altro non le troverò noiose.

Veniamo ai redditi probabili. A fine mese scade il concorso fotografico dedicato al bovino di razza piemontese. Si tratta - appunto - di fotografare tali bovini. E prima ancora si tratta di distinguerli da tutte le altre anonime vacche che pascolano sul pianeta. Il primo premio è di 150 euro, gli altri a scalare. Non credo di essere un buon fotografo, ma non credo neppure che ci siano tante persone che trascorrono il tempo libero a passare le vacche al setaccio e a fotografare quelle indigene. Aggiungo che la mucca è un animale che mi sta simpatico e passarci del tempo non mi spiacerebbe affatto. Devo informarmi. Dove posso trovare il bovino piemontese, appena tornato in stalla dopo essersi divertito sui pascoli estivi?

Ho comprato due paia di Onitsuka Tiger. Un paio nere con le righe bianche e un paio panna con le righe nere. Sono soddisfatto dell'acquisto e le tratterò bene.

Da oggi faccio parte degli Uomini di mondo ed ho la tessera n° 5168. Questo perché ho i requisiti. Come avrete notato, ultimamente sto facendo soprattutto cose per le quali ho i requisiti. A dirla tutta questo potrebbe rappresentare il mio definitivo essermi arreso all'evidenza delle cose, e mi rattrista. Spero che mi torni presto la voglia di imbarcarmi in cose impossibili, per le quali sono assolutamente privo dei fondamentali richiesti.

C'è anche spazio per le cazzate: ho prenotato Guitar Hero II, che uscirà il 24 novembre. Rimproveratemi pure.

staccionata

02.10.2006

ISTRUZIONI TECNICHE NOIOSE E QUINDI DA SALTARE.
E' iniziato un nuovo bimestre, quindi c'è una nuova pagina del diario. Lascio per un po' l'ultimo post del bimestre trascorso, in modo che faccia da traino. E poi ci infilo quelli nuovi poco per volta. Voleste rileggere le cose vecchie potete raggiungerle dalla barra in basso.

PARTE NON NOIOSA E DA LEGGERE.
Adesso vado a dormire. Poi mi sveglio e studio per la prova scritta del concorso pubblico che sarà giovedì pomeriggio. Alle undici vado a consegnare ben due domande per ben due altri concorsi pubblici, nonché ad informarmi per un terzo concorso col bando in scadenza. Una volta mi limitavo a tentare la sorte con le giocate al superenalotto. Evidentemente ora non mi basta più e cerco nuove emozioni. Di questo passo inizierò a vagare sotto i portici del centro, fermando di tanto in tanto qualcuno e ponendogli questa domanda: "Scusi. Lei ha dei pregiudizi nei confronti di quelli che fanno i concorsi pubblici?"

Oggi la mia vena artistica - si badi, ho detto vena artistica - mi ha fruttato un buono da 200 € spendibile presso un noto negozio che vende attrezzatura da montagna. Questo conferma che per ora la suddetta vena è l'unica skill in grado di garantirmi una qualche forma di reddito. Ad essere sincero con voi e con me stesso, credo siamo ancora piuttosto lontani dall'andare dal concessionario ad ordinare una nuova automobile, comunque sono sempre 200 €. Ho sentito il contabile della ATROPINA INC. e mi ha detto che, considerando il fatto che era in previsione l'acquisto di un paio di pantaloni da neve e di un paio di racchette da neve, questi soldini possono essere considerati a tutti gli effetti un'entrata. Ho fatto presente al contabile che sabato mattina sono stato fermato dai carabinieri senza cinture io, senza cinture mia madre e con cane-sul-sedile, ma non mi è stata contestata nessun'infrazione. Il contabile ha detto che i soldi risparmiati lì non possono essere considerati fonte di entrata, e questo mi amareggia.

Sempre al contabile ho detto che l'esame di Stato da avvocato che dovrò affrontare a dicembre mi costringe a fare alcune spese. Per il viaggio, per l'albergo, per la preparazione e per i testi da consultare durante le prove. Questi ultimi, senz'altro molto ben curati e rilegati, costano soltanto 600 €, tant'è che io mi son meravigliato di quanto siano a buon mercato. Probabilmente saranno di carta riciclata, ecco. Riciclata più volte, forse. Me lo spiego così.

Secondo me 600 € sono davvero pochi. E' indecente che non si faccia un po' di selezione raddoppiando almeno i prezzi. Mi chiedo: vogliamo forse permettere a cani e porci di tentare l'esame di Stato?! Tutta gente, oltretutto, che nei precedenti due anni di pratica ha fatto fior di soldoni.

Il contabile mi ha detto che, nonostante l'irrisorietà della cifra, va considerata a tutti gli effetti un'uscita. E che la ATROPINA INC. non naviga così in buone acque, e dunque è un'uscita che pesa sul bilancio.

Un atto di maturità sarebbe pagarmi tutte le spese per affrontare l'esame, evitando di sovraccaricare il mio finanziatore di lunga data, ovvero la MOM'S MONEY. Per fare questo ci sono due strade percorribili: quella dell'onesto lavoro e quella del crimine. Quella del crimine la scarto perché ho paura che poi potrei trovarmici bene, affezionarmici, e magari decidere all'ultimo che sto bene anche senza andare a dare l'esame di Stato. Opto dunque per la prima: il tanto sognato onesto lavoro. A patto che sia retribuito. Perché alla lunga uno si fa furbo. Si guarda attorno, vede che esiste gente retribuita, che non è solo una leggenda, e si fa furbo.

Se per ipotesi domani entrassi dal concessionario, lo farei per ordinare una Lancia Musa. Che mi piace parecchio. Ha un bagagliaio abbastanza spazioso dove potrei custodire i testi da 600 € per l'esame da avvocato. Sono solo quattro, ma hanno bisogno di spazio. Li porterei sempre con me. E nel malaugurato caso mi fottessero la Musa mi dispererei più per loro che per l'auto. La mia fidanzata mi ha fatto notare che siccome scrivo e siccome ho la vena artistica, comprare la "Musa" sarebbe simpatico e sintomatico.

In fondo, se non passassi l'esame a dicembre, il prossimo anno dovrei riacquistare i libri. Perché quelli di quest'anno risulterebbero vecchi. E il colore della copertina non andrebbe più di moda. Questo mi consola e mi dà tanta forza. La forza per stringere il cappio e farlo penzolare dal soffitto di camera mia.

strage
CLICCACI E LEGGILO

26.09.2006

Cliccando sull'immagine qui a fianco si può vedere quanto ci avessi preso relativamente alla vicenda dei maiali incidentati. Facevano gli stupidi nel rimorchio, ecco tutto.

Mancano sette giorni al mio step successivo per il concorso pubblico in cui mi sono cimentato. Prova scritta. La cosa che mi spaventa di più è che dovrò scrivere. A mano, intendo. Non essendoci più abituato so che dopo un quarto d'ora circa mi verrà un nervoso incontenibile alla mano destra. Che poi si paralizzerà. E quando la circolazione riprenderà, il tempo sarà scaduto ed io dovrò consegnare.

Qualche giorno fa nella sezione COSE VISIBILI ho piazzato le cinque fotografie che ho presentato al concorso fotografico del Parco Fluviale di Cuneo. Domenica ho scoperto che una di quelle fotografie [quella con l'albero e i pilastroni d'avorio del ponte-nuovissimo-est] è arrivata seconda, mentre altre due [la rete da cantiere e la vista sulla Bisalta innevata] sono state segnalate dalla giuria. E domenica prossima c'è la premiazione. Quello che posso dire è che sono soddisfatto che un bel po' di pomeriggi trascorsi sulla riva del Gesso rischiando di passare per malintenzionato o guardone-con-tanto-di-macchina-foto siano serviti a qualcosa. In effetti nessuno [a parte malintenzionati e guardoni] conosce meglio di me la riva sinistra del torrente Gesso. Praticamente ci vivevo. Addirittura mi nutrivo della vegetazione del luogo, visto che in aprile con i luvertin [germogli del luppolo], le ortiche e la menta mi sono fatto delle ottime frittate.

Vendere tranci di frittata alle erbette sulle rive del torrente a guardoni e malintenzionati? Potrebbe essere un'idea. Tanto più che - bando alle falsità - a parte una zona in cui guardoni e malintenzionati hanno effettivamente domicilio, la pista ciclabile è sempre più popolata di gente che passeggia, corre, pedala. Un chiosco sulle sponde del Gesso: se il mio stato di disoccupazione permanesse potrei pensarci su. Frittatine on site. Sane, [abbastanza] leggere, economiche. Altro che kebab del cazzo.

letame

24.09.2006

Questa è stata una buona settimana. Il concorso pubblico non è stato un fallimento: ho passato la scrematura grossa ed ora mi tocca eliminare [coi mezzi consentiti] gli altri quindici candidati rimasti tra le maglie del setaccio. Quattrodici, visto che i posti sono due.

Infine sì, è stata una buona settimana. Se non fosse per quel camion di maiali che si è rovesciato oggi a pranzo sulla strada che va a Pollenzo. Sulla strada, insomma, che stavo facendo io. Rovesciato in un tornante. Il traffico era fermo, ed io che non vedevo non capivo. Le macchine nervose facevano inversione ad u e andavano a cercarsi una via alternativa. E a poco a poco ho visto. Un camion di maiali ribaltato su un fianco. Coi maiali superstiti - enormi - tenuti a bada da qualcuno. E quelli che non ce l'hanno fatta ammucchiati in un cantone. Lividi e sgonfi.

Tanto andavano alla morte comunque. Ma non mi consola. Li mangio, ma non mi consola. Ho pensato a lungo a cosa potesse infastidirmi di questa visione di morte. Ci ho pensato mentre Vale mi diceva di pensare anche all'autista, che forse s'era fatto male anche lui. Il punto è che mi mette tristezza pensare a maiali morti in un incidente stradale. Secondo la [mia] logica nessun maiale dovrebbe morire tra le lamiere. E' un non-senso che non digerisco. Sapere che questa morte rende un suino "moderno" non mi basta.

Solo ieri una mia collega si crucciava con questioni legali relative a veicoli danneggiati da cinghiali che attraversano la strada senza le cautele del caso. E siccome il mondo è piccolo, io oggi ho visto il camion della morte - adagiato su un fianco - fare comunque il suo dovere. Ed ho visto maiali correre qua e là, contenti di essere scampati alla imprevista disgrazia, meno contenti di non averla scampata del tutto.

Io non so se i maiali stipati nel rimorchio facessero i coglioni come me alla gita delle medie, a fare "il molle" in curva sui sedili in fondo. Ecco, non so se il sinistro sia dipeso dalle loro cazzate. So che nessun maiale dovrebbe morire sulla strada.

E se è vero che dalle bestie vive o morte che vedo sull'asfalto davanti a me traggo auspici per l'immediato futuro, cosa mi ha detto quel mucchio di suini senza vita?

giglio

19.09.2006

La tristezza alberga in me: concorso pubblico clamorosamente fallito. Ora dico cosa farò adesso.

Il 5 ottobre avrò completato i due anni di pratica da avvocato. Vorrei che qualcuno che sa farlo mi ipnotizzasse e li cancellasse dalla mia memoria per sempre. O almeno cancellasse lo sgradevole ricordo di aver contribuito al reddito altrui senza percepire euro. Solo per non doverlo rinfacciare a me stesso ogni mattina alzandomi ed ogni sera coricandomi.

Oggi ho deciso che non so nulla della riproduzione dei vegetali. Anzi, l'avevo deciso già ieri. Tanto per coinvolgere me stesso in una nuova inutile attività che non produce reddito ho stabilito che studierò la riproduzione dei vegetali utilizzando come materiale didattico le enciclopedie che mi sono state regalate da bambino. Dove forse la geografia dell'Europa non è più da prendere in considerazione, ma quasi tutto il resto sì. Compresi i vegetali.

Poi mi cercherò un lavoro. Che possibilmente abbia a che fare coi settori dei quali ho padronanza. Ovvero far polemica, scrivere, riordinare le cose all'infinito, conservare reperti insignificanti delle esistenze in particolare la mia, guardarmi attorno, e infine [datemi un paio di giorni] la riproduzione dei vegetali.

Dopo aver trovato un lavoro, anzi, prima di trovarlo e proprio per sapere a che stipendio minimo devo mirare, stilerò la mia wish list. Ovvero la lista dove sono elencate tutte le cose che vorrei comprarmi o comperare ad altri. La prima cosa che voglio comprarmi è una copia originale del sistema operativo. La seconda è un computer nuovo. Sebbene non ne abbia poi così bisogno. Poi in ordine sparso vengono il navigatore satellitare perché altrimenti ogni volta quando si va da qualche parte mi perdo e allora costringo la mia ragazza a controllare sulla cartina che tengo in macchina, che solo ad aprirla c'è da perdersi e poi mi incazzo ingiustamente con lei se non mi dice subito dove siamo, se è tutto giusto, quanto manca, se c'era una strada più corta e se c'è un distributore nei paraggi; la stazione meteorologica della Oregon Scientific, quella impressionante che ha in dotazione anemometro, pluviometro, barometro e ti dice tutto ma proprio tutto e volendo la colleghi al pc e ti fa tutte le statistiche che vuoi; il GPS per quando vado in montagna, perché alla mia ragazza non piace la montagna e quindi non so con chi incazzarmi ingiustamente se non so esattamente dove sono visto che lei non ci viene; Guitar Hero II che esce a novembre [e quindi devo trovare lavoro prima di novembre; un'automobile; altro che momentaneamente non ricordo.

Ho fatto un grande errore nella vita. Ho investito tempo ed altro in cose inutili per i più. E che non mi portano soldi. Non è la frase che voglio sulla lapide, ma l'incipit del discorso inaugurale che terrò tra pochi minuti presso la ATROPINA INC., ossia qui. Anzi sul balcone, perché lo terrò fumando. Tanto ci sono solo io. A parlare e ad ascoltare, tanto che forse è il caso che succeda tutto nella mia testa.
La svolta sta proprio in questo: trasformare skill potenzialmente inutili in fonti di copioso seppur onesto reddito. Queste cose sono noiose ma è necessario che ve ne faccia un resoconto. Verrano tempi migliori in cui tornerò a descrivere cubiste che masticano cicles e risse verbali tra automobilisti, ma quel tempo non è ora e non sarà neppure domani.
Devo imparare il trucco di Re Mida prima che sia troppo tardi, prima che non ci sia più nulla da toccare.

Devo alzare qualche soldo. Anche grazie all'impollinazione, se è il caso. La ATROPINA INC., di cui io sono presidente, socio unico e capitale, deve muovere il culo.

finestre

18.09.2006

Alle tante sconvolgenti esperienze collezionate in questi anni di vita domani aggiungerò quella da catalogare sotto la voce "concorso pubblico". Lo affronto con quella certezza da vittima predestinata che è troppo comoda come scusa e non abbastanza fastidiosa da stimolarmi a voler sfatare il mito.
Ci sono due cose che mi spaventano molto. La prima è l'attesa. Credo si dovrà aspettare molto, perché saremo in tanti e ci saranno tanti nauseanti tempi morti. La seconda è pensare a chi mi troverò a fianco, davanti, dietro, durante lo svolgimento della prova. Mi dà fastidio pensare che vicino a me potrebbe esserci qualcuno che non alzerà la testa dal foglio per tutto il tempo e mi dà altrettanto fastidio pensare che invece ci sarà un cazzone che è finito lì tanto per provare. Tanto per.
Non ho mai visto di buon occhio questa cosa dei concorsi. Eppure la sto per fare. Non ho mai visto di buon occhio il fare qualcosa che non si vede di buon occhio. E sto per fare anche questo.

Purtroppo ho bisogno di soldi per fare le cose che voglio fare prima di crepare. O prima di non poterle più fare pur essendo ancora vivo. Poiché faccio un lavoro [diventato part-time per mia volontà, fra l'altro] che ha come bizzarra peculiarità quella di non prevedere retribuzioni, la necessità primaria è cercare redditi altrove. E fin qui il ragionamento fila.
Come avevo anticipato tempo fa, il mio progetto è quello di far soldi grazie a questo sito. Credo che per farlo sia prima di tutto necessario che io ci scriva qualcosa, ed è per questo che la mia nuova vita [iniziata stamattina alle ore 7.00] prevede che io dedichi quotidianamente del tempo a questa cosa.

Da oggi, ognuno di voi venendo qui avrà la certezza di trovare delle novità. Poi da qui a come facciano ad entrarmi dei soldi [veri] nel conto corrente è tutto un lavoro di grande fantasia. Ma la mia nuova vita prevede ciò, e ciò accadrà.

Altro mistero è quale sia il collegamento tra questa nuova fonte di reddito e la ATROPINA INC., ed è comunque bene che vi avvisi del fatto che questi primi post [post di rodaggio] sono estremamente noiosi ed il bello verrà più in là. Poco più in là.

ponte

05.09.2006

In questo breve post di oggi cinque settembre volevo dire alla gente che oggi, cinque settembre, ho deciso di fondare e dunque ho fondato la ATROPINA INC., ovvero una cosa che si occupa di scrivere storie. Più in particolare sceneggiature. Per ora non ho deciso ancora nulla, a parte il fatto che io sarò a capo della ATROPINA INC.
La ATROPINA INC. da domani inizia le assunzioni, per cui chi fosse interessato può mandarmi un curriculum. L'invio del curriculum - avverto prima - è assolutamente alla cieca, nel senso che non potrete proporvi per un ruolo particolare all'interno del progetto, ma la vostra mansione verrà decisa da me. La cosa essenziale è che ci sia dentro di voi, nascosta in qualche angolo infame, una certa predisposizione per la sceneggiatura. Non dico neanche la scrittura. Bastano le idee.
Molto probabilmente non riceverò alcun curriculum, ed è per questo che mi affretto a precisare che la ATROPINA INC. esisterà comunque.
Poiché molti - stupidamente - sono soliti credere che ad ogni lavoro si accompagni automaticamente una anche-solo-misera retribuzione, è mia premura specificare che l'attività da voi svolta nella ATROPINA INC. non avrà alcun corrispettivo, anche se ogni vostra idea vi verrà riconosciuta. E ci mancherebbe.
Ultima cosa. Se per caso qualcuno di voi pensa che questa sia una cazzata mi va di dirgli che nonostante ci siano tutti i presupposti non lo è e quando fra due anni la ATROPINA INC. monopolizzerà i palinsesti televisivi vedremo chi cazzo aveva ragione.

Terminato questo mio delirio, vado a letto.

frutteto

01.09.2006

Non so come organizzare il mio blog. In fondo non so organizzare nemmeno me stesso, ma ora il problema è che non so come organizzare il blog. Che è un po' come organizzare me stesso.

Solitamente si mette la data. E su questo sono d'accordo. Poi alcuni ci mettono la canzone del giorno. Altri il mood. Altri ancora che tempo fa. Oppure una citazione. Una frase presa dal dialogo di un film. Una foto. Un titolo. Una qualsiasi altra cazzata. E poi ci sono anche quelli che scrivono qualcosa.

E' il primo settembre da qualche minuto. Solitamente cambio vita ogni lunedì. Perché di lunedì mi riesce comodo. Ogni domenica, nel tardo pomeriggio, annuncio che l'indomani cambierò vita. Ed oggi non è lunedì ma è il primo del mese e viene comodo lo stesso. Il cambio di vita di oggi consiste in questo:

[1] mi alzerò presto la mattina, farò colazione, e poi andrò a lavorare gratis. Nel tragitto verso il lavoro penserò a quanto sarebbe bello alzarsi presto l'indomani per andare a lavorare da cristiano retribuito

[2] lavorerò tutta la mattina parlando l'indispensabile e producendo qualcosa più del giusto. Anche perché il giusto sarebbe zero. Dirò sempre sì. Anche perché, parlando il meno possibile, "sì" sarà la parola più lunga che vorrò spendere. Di mia sponte, intendo. Perché se interrogato risponderò in modo sintetico e completo. Non mi lamenterò mai del mio status, non sarò polemico neppure con la mimica del viso. Neppure per errore. Sorriderò come se una gioia incosciente seppur moderata mi esplodesse dentro. Come dopo l'idromassaggio in una vasca di anestetico neanche troppo blando. Sarò flebilmente energico. Una volta al giorno - ma solo una - stupirò superiori e/o colleghi risolvendo una situazione intricata o mettendo a repentaglio la mia stessa vita. Lo farò solo per evitare che qualcuno dubiti della mia intelligenza e della mia dedizione alla causa. Non mi farò prendere nelle maglie del pettegolezzo. Non collaborerò ad alimentarlo né ne sarò oggetto. Sarò evanescente ed immune. Sarò cordialmente e produttivamente per i cazzi miei.

Campi. Sterminati intonsi campi di cazzi miei che solo io calpesto e conosco. Verdi in primavera e gialli d'autunno. Ogni volta che starò per aprire bocca. Ogni volta che starò per tenerla chiusa. Grandi immensi terreni cintati. Solo io vi accedo. Solo io li vedo. Ogni volta che qualcosa arriverà a disturbarmi, io sarò per i miei campi e non mi potrà trovare.

[3] uscirò dal lavoro salutando tutti e per prendere le distanze da quanto sopra elencato appena non visto mi toglierò la cravatta

[4] mangerò pranzo

[5] nel pomeriggio mi dedicherò con impegno anche esagerato ai miei progetti, che sono il progetto UNO, il progetto DUE, il progetto TRE, il progetto QUATTRO e il progetto CINQUE. Ovviamente non escludo che il numero dei progetti possa crescere. Per ora sono cinque e probabilmente in futuro ve ne illustrerò qualcuno.

[6] alle 16.30 farò merenda

[7] fatta merenda continuerò a fare le cose del punto [5]

[8] mangerò cena e se non mi sentirò in colpa con me stesso giocherò a Guitar Hero sulla PS2 oppure farò altre cose. Altrimenti tornerò a sbattere la testa sul punto [5].

Le informazioni appena date sono assolutamente inutili. Servono a me, per riprendere confidenza con la gestione di un blog. Quando ce l'avevo ci scrivevo i cazzi miei e la gente mi chiedeva perché ci scrivessi i cazzi miei. Non vorrei che la gente tornasse a chiedermelo, ecco. Io vorrei che la gente non mi chiedesse nulla, anzi. Che non mi parlassero di lavoro soprattutto. Dovrebbe funzionare tutto come quando We'll be together, alla fine, va a cadere in minore. Come quella sensazione lì. Che fino a 3 minuti e 14 secondi sembra andare tutto bene e siamo tutti amici, ma dopo diventano cazzi per tutti. A prescindere dal testo che dice tutt'altro. Ma tanto è in inglese e non se ne accorge nessuno. Insomma, quando avevo un blog non sapevo nemmeno che le cose fatte così si chiamassero blog. E la gente mi diceva che non dovevo raccontare gli affari miei lì sopra. Che non era buona cosa.

Dopo aver scritto tutto questo, ci infilo una foto di quelle che andrebbero bene con un versetto di un salmo stampato su, da vendere alle casse di una di quelle librerie che so io.
Quel che è più grave è che l'ho scattata io.

io morto

23.08.2006

Sabato scorso qualcosa ha catturato la mia attenzione. Tanto da essere costretto a parlarne. Può sembrare un argomento superficiale. Ironicamente sensazionalista. Non lo è.

Erano in due, là sopra. Due, le cubiste sul palco di un locale della zona. Non parlerò della loro avvenenza, perché lo erano particolarmente. Dirò soltanto che una - quella mora - viveva in un mondo tutto suo. E l'altra - quella bionda - era grintosa a tratti. Solo a tratti. Pochi tratti.

Il gruppo di turno suonava le cover di turno. La mora se ne stava lì, tra la quinta e il chitarrista. Oscillante, bacino in fuori, occhi semichiusi. Come rapita dalla musica [ammesso che quella musica possa rapire], ma mai a tempo. Come narcotizzata. Come la pupa drogata del pusher. Fresco-scopata dal pusher. Che in fondo ama. Pancia in fuori, come se non le avessero mai detto che si sta col petto in fuori. In questo stato di post-orgasmic-narco-chill se ne stava in un mondo tutto suo, che non conosco e mai conoscerò. Poco professionalmente fumava. Ecco questo mi ha dato fastidio: fumava. Io non credo che una cubista possa fumare mentre lavora. Forse nelle pausa. Forse. Lei fumava e buttava fuori male. Come un rigurgito. Mai a tempo. A tempo con la musica del mondo suo, che non era quella del mondo mio.

Non che la bionda la surclassasse. Sì, va bene, si agitava di più. Era anche più carina, ad esser scortesi. Si scatenava ad intermittenza: a tempo - lei sì - ma poi lo sconforto la catturava e così si bloccava a guardare l'ora sul suo orologio da polso. Io sinceramente non credo che una cubista possa portare l'orologio. Credo debba lasciarlo in camerino. E se non si fida a lasciarlo lì, proprio non deve guardarci l'ora mentre si dimena. O - peggio - fermarsi per guardarla. Perché altrimenti si capisce che è un lavoro. Per lei noioso. Guardava l'orologio, s'intristiva, poi si diceva "massì" e riprendeva a ballare. Ballava senza inventare nulla. Ovvero non trascinava. Anzi, lo dico: copiava i movimenti di quelli in pista. Ed io non credo sia professionale nè lecito. La creatività è morta. Fanculo.

Quel che è peggio e che mi fa male dentro, male vero, è che tutte e due masticavano la gomma. Se ci fosse un codice deontologico della cubista certamente lo vieterebbe.

Non credo che parlando delle cubiste del circondario alzerò qualche euro con questo sito. E invece sto proprio cercando un sistema per guadagnare col danielepiacenza.it, e sono sicuro che uno c'è. Quale? E' allo studio. Se mi chiedono "quale?" dico così.

C'è un'attività, però, che mi sta dando molte soddisfazioni: la botanica. Quest'estate sono stato a Creta. Sulla spiaggia di Elafonisi frustata da sole e vento ho trovato un bulbo di giglio-bianco-della-spiaggia-di-Elafonisi. L'ho preso. L'ho conservato per tutto il resto della vacanza nel bagagliaio della Polo presa a nolo. Prima della partenza l'ho avvolto nella carta igienica e l'ho infilato in valigia. Arrivato a casa ho srotolato la carta igienica e l'ho regalato a mia madre, spiegandole che si trattava di un G.B.D.S.D.E. è che era il mio regalo per lei. Oltre alle saponette [comprate, non rubate-in-albergo]. Mamma ha detto che non si poteva interrare ora e che bisognava attendere la prossima stagione. Che tanto si sarebbe conservato, ha detto.
L'altro giorno butto l'occhio sulla mensola della cucina dove mia madre aveva abbandonato il regalo e vedo che da 'sta cipolla greca spunta uno stelo verde pallido di quindici centimetri. Prendo il bulbo e corro da mia madre. Le dico di guardare, cazzo. E lei mi dice "Direi che questa cipolla è da buttare". Non poteva servirmela meglio. Mamma, cazzo, ma questa non è una cipolla da soffritto, ma è il bulbo del G.B.D.S.D.E. che ti ho regalato. Cazzo è vero. E? un miracolo. E' straordinario.
Abbiamo deciso che si doveva piantare. Ma dove? Un G.B.D.S.D.E. vive nella sabbia, non nella terra. Vive di sale e granchi putrefatti. Come si fa?
Si fa che l'anno prima dalla spiaggia di Elafonisi ho rubato una bottiglietta di sabbia. Rosa, perché la sabbia di Elafonisi è rosa. Se ve lo chiedono ditelo, che fate bella figura. Ho piazzato il bulbo in una tazza e c'ho versato la sabbia.

Ora stanno per sbocciare tre gigli. E non lo dico perché tutto ciò può sembrare "tenero", "carino", "buono". Lo do come dato di fatto. Forse - lo ammetto - come fonte di soddisfazione tecnico-botanica.

rete

IL PASSATO

Oggi [ed è il 21.08.2006] è il grande giorno. Dopo settimane di promesse, prove, rodaggi, tagliandi, riparte il mio blog. Poiché io, per scrivere, ho bisogno di sapere che qualcuno legge [e no, non sono come quelli che dicono che scrivono per se stessi e fosse per loro terrebbero tutto quello che scrivono chiuso in un cassetto blindato], vi pregherei di diffondere la notizia [vera, per carità] che il blog è ripartito.

Credo che presto vi parlerò di due cubiste che ho osservato in un locale qui in zona. Della loro professionalità approssimativa, ecco. Perché è una cosa che mi ha particolarmente colpito. Che forse - senza esagerare - mi ha ridato la voglia di avere un blog. Lo farò presto, è una promessa. E si sa che io le promesse le mantengo.

Poi vi parlerò di come vorrei strutturare questo sito, e di come vorrei ricavarci del denaro. Anzi è opportuno precisare subito che - al di là della questioncina delle due cubiste - è il denaro il vero motivo per cui sto costringendomi a riprendere confidenza con il blog.
Fare soldi perché? Fondamentalmente perché mi piacerebbe, a trentadue anni, fare qualcosa in grado di darmi un feedback economico. Ovviamente vi spiegherò al più presto come ho intenzione di spendere questi eventuali soldi.

Una parte del mio prossimo intervento sarà dedicata alla botanica. No, non sarà affatto noiosa, statene certi.

E ci saranno altre parti, che al momento non saprei indicare. Infatti ci saranno dopo aver dormito un po'.

° ° °

Oggi [11.08.2006] posso tranquillamente promettere che la prossima settimana ripartirà - con regolarità - il diario.

° ° °

Può sembrare [oggi che è il 4 agosto] che i lavori qui sopra non procedano. Invece sì. Le prime due tappe del Minchiasiamotuttidinoi '06 sono documentate fotograficamente. Ho inserito gli mp3 delle mie prime composizioni. Sto per inserire alcune delle storiche rubriche pubblicate negli anni in un sito al quale non voglio fare pubblicità. Ho sostituito la pompa della benzina alla mia automobile un po' perché era rotta e un po' perché stavo per saltare in aria.
Sto lavorando [come spiegato] al mio romanzo. Che tra l'altro è anche il mio primo romanzo, il che va a complicare un sacco di cose. La storia ce l'ho in testa da quattro anni. Ma. Prima o terza persona? Dilemma, paura, catastrofe. Aiuto.

° ° °

Sono tornato da Creta due giorni fa [ovvero il 24.07.2006]. Ho steso l'elenco delle priorità, la "to do list", e mi ci sto dedicando. Ma ciò che non è scritto nella to do list, ciò che mai ci sarà scritto, è che la priorità delle priorità e ordinare la cucina [nera] all'IKEA. Perché l'attuale è più vecchia di me e mi ha rotto il cazzo.

° ° °

Domani [14.07.2006] volo a Creta. Il nulla a cui sto lavorando riprenderà a crescere il 24 luglio. A presto.

° ° °

Domani [03.07.2006] inizierò a lavorare seriamente al romanzo. Lo scrivo qui per alimentare i potenziali futuri sensi di colpa.

° ° °

Oggi [02.07.2006] è nuvoloso. Speravo di no. Ieri, invece, la Francia ha eliminato il Brasile, e di questo sono molto felice. Sempre ieri non sono stato invitato a un matrimonio di amici. Stessa cosa due sabati fa, ed è subito record.

° ° °

Oggi [28.06.2006] sono qui per lamentare il fatto che il semaforo di Via Bodina ci mette troppo a diventare verde. Improvvisamente. Ieri sera all'imbrunire sono stato costretto a passare col rosso. Dopo aver ben guardato, però. Chi l'ha manomesso?

° ° °

Parte oggi [27.06.2006] la massiccia operazione di restyling [volendo minimizzare l'emergenza] del sito. Per vincere la pigrizia ho ideato il metodo "Fai-Mezz'ora-di-Sito-Ogni-Giorno", che consiste nel regolare un timer da cucina su 30' prima di accingermi a lavorare qui sopra. Lavoro che, ovviamente, non posso terminare prima dell'orrendo suono del timer. E che - meno ovvio anzi sadico - devo mandare in upload così com'è nell'istante esatto dell'orrendo suono del timer. Ed ogni cosa dovrà essere vagliata, ogni aspetto dell'antro curato. Colori, dimensioni dei caratteri, frames, menu. Ogni cosa.