[COSE UDIBILI]

 

Le [poche] cose scritte negli anni dedicati allo studio della composizione.

 

[2009]

Dopo un grande [ma grande] lavoro teorico [e solo teorico] sulla messa, ho capito che non sono in grado di scrivere una messa. Così il lavoro è tornato sui binari a me più consueti nonché graditi, ovvero le trascrizioni. Tocca a Gyorgy Ligeti e al suo Musica ricercata. Prenderò uno ad uno questi undici pezzi per pianoforte scritti tra il 1951 e il 1953, trascrivendone qualcuno per archi, qualcuno per fiati, uno per coro e di un paio effettuerò una versione elettronica.

Attualmente sono al lavoro con il brano VII, che ho rielaborato al pc con l'ausilio di Reason.

 

[2008]

Da qualche mese sto lavorando ad un progetto [per me] ambizioso, cioè la composizione di una messa. Per coro, ottoni, organo e magari nastro [ovvero una base registrata].
Dopo aver dedicato la prima parte del lavoro all'ascolto di alcune messe famose ed all'analisi del testo latino e alla sua sillabazione, ho raccolto il suggerimento del maestro ed ho deciso di lavorare sulle scale modali. Questo implica un ulteriore lavoro di allenamento delle mie orecchie, che come [quasi] tutte le orecchie occidentali, sanno trattare soltanto i modi maggiore e minore. Solo al termine di questo training riuscirò a riprodurre le sensazioni che desidero utilizzando i modi antichi.

Ho terminato la trascrizione per ottoni di Les cinq doigts, otto pezzi per piano di Igor Stravinsky.

A questi si aggiungono cinque dei sei brani per piano del Quaderno d'infanzia di Dmitri Shostakovic, che ho trascritto sempre per ottoni. In effetti sì, sarà il caso di fare anche il sesto.

Ora si tratta soltanto di trovare un ensemble di ottoni.

 

[2007]

da For Children, di Bela Bartok
Cinque Trascrizioni Più per Quintetto di Legni
I.XXI - II.V - I.XXXI - I.XVI - II.XXVII

Musica per due mani (piccole) che diventa musica per cinque paia di polmoni (grandi). Strumento polifonico che diventa insieme di strumenti monofonici. Si fa prendendo – per esempio –  alcuni brani tratti da “For children”, opera dedicata da Bartok ai piccoli pianisti, e nel pieno rispetto della partitura e delle intenzioni dell’autore li si trascrive per quintetto di fiati. Si fanno i conti con le caratteristiche dei nuovi strumenti, e può trattarsi di limiti così come di ulteriori possibilità e colori. Si fanno i conti con cinque teste, cinque pentagrammi, cinque linee che a turno devono spiccare o amalgamarsi. Con cinque persone da mettere d’accordo su giorno e ora delle prossime prove. E poi si fanno anche i conti con Bartok, ma questo possibilmente più in là.

 

Shipwreck in a Hard Place - Recupero post-traumatico per quintetto di fiati
Motorhead's "Ace of Spades" - Iron Maiden's "Prowler" - Judas Priest's "Rocka Rolla" - Deep Purple's "Burn" - Black Sabbath's "Paranoid"

A dodici anni ti iscrivono al conservatorio. A quattordici scopri il rock e non vorresti più andare al conservatorio. A venti, nonostante tutto, ti diplomi al conservatorio. A ventuno ti imbarchi con altri quattro diplomati al conservatorio e fate da sottofondo agli aperitivi e a chi se li sta bevendo nel salone di una nave da crociera. La paga è più che buona ma il tempo è più che pessimo e la nave fa naufragio.
Così cinque musicisti raggiungono a nuoto un’isola chissà dove. Unici cinque sopravvissuti del disastro. Hanno perso la memoria, ma non tutta. E non hanno perso gli strumenti, né dimenticato come si fa a suonarli. Mentre attendono i soccorsi – e li attenderanno per dodici mesi – si mettono a improvvisare ciò che passa loro per la testa. E per la testa passa il rock dei quattordici anni.
Provano a ricostruire i pezzi più rock dei gruppi più rock. Ma nulla è lucido. Ed io lo posso capire. Dodici mesi di pesce, di vento che frusta la faccia e sole che ti spacca le labbra. Dodici mesi a levare la sabbia dagli strumenti. Nulla è lucido ed io lo posso ben capire. Rimosso il repertorio mandato a memoria, restano la tecnica, qualche principio dell’armonia e la forma mentis del diplomato al conservatorio che non ci voleva comunque andare perché preferiva il rock. Ne viene fuori un qualcosa ancestralmente legato alle ore ed ore di esercizio prima e virtuosismo poi. Un qualcosa inevitabilmente mischiato con i tanghi, i danubio-blu, i pezzi da film e da musical del salone degli aperitivi. Il cocktail di chi non ha altro che vaghi ricordi, e grazie all’arte li mette in parte.
Ho immaginato tutto questo. Senza neanche patire il mal di mare.

 

[2005]

da Sports et Divertissements, di Eric Satie
trascrizione di Les Courses, Le Yacthing, Les Quatre Coins
per quartetto d'archi.

LES COURSES
L'archetto del violoncellista è il frustino che incita i cavalli al galoppo verso il traguardo. E' un ostinato che ci accompagna per tutto il quadro, e viola e violini vanno a giocarci su sottolineando le diverse fasi della corsa: l'assieparsi del pubblico, le bestie ai nastri, la tensione del via e - con una rapida scala in crescendo - lo sprint finale. Una lieve storpiatura della Marsigliese, infine, celebra le vane fatiche di fantini e cavalli sconfitti.

LE YACHTING
La giornata non è buona per uscire in mare. L'intarsio di note restituisce la sensazione del beccheggio della barca e nelle orecchie c'è un cielo cupo che promette tempesta. Il violino primo  - con saliscendi, note ribattute e un breve ostinato - accentua la drammaticità del momento fino a guidarci al punto di tensione. Manovre di timone e finalmente rotta verso terra. Dondolando ancora un po'.

LES QUATRE COINS
Come pizzichi sulle corde, quattro topolini sfidano il sonno di cristallo del gatto. Tensione, balzo e momentanea salvezza. Per tre volte, fino ad infastidire il felino. Parapiglia di terzine, passaggio dal piano al forte, fino al fortissimo, accelerazione. Poi silenzio.

 

Tema e Variazioni su Tristan und Isolde [di Richard Wagner]
Tema - Variazione I - Variazione II - Variazione III - Variazione IV
per quartetto d'archi [e nastro].

Tristan und Isolde è la più rivoluzionaria opera dell'estremo romanticismo. Già nelle sue prime sedici battute, la tensione espressa dai cromatismi esasperati e dalla progressiva ascesa verso l'infinito rese labili gli allora rigidi confini della musica tonale.
Oggi, 2005, ho provato a lavorarci su.

La prima variazione è meramente ritmica. Una semplificazione ritmica, forse, che necessita del vibrato e degli armonici nel finale per recuperare la tensione smarrita con la quadratura del suo procedere.

Un senso di disagio caratterizza l'inizio della seconda variazione. E' l'effetto del continuo oscillare di quarto di tono del violoncello e del violino secondo, intervallo che l'orecchio occidentale individua come mero fastidio, come irrazionale. Il tema eseguito da violino primo e viola è invece una elaborazione della parte più melodica (dunque meno cromatica) del tema di Wagner. Inizialmente sommerso, riacquista visibilità e logica nel finale, con gli strumenti che dopo aver abbandonato le contaminazioni orientali lo preparano ed infine lo assecondano.

La terza variazione trasforma il quartetto in un finto quintetto. Il campionamento di sei battute di un classico dei Led Zeppelin, scelto per il suo incedere cromatico, è stato diviso, clonato, riassemblato fino a generare il nastro su cui gli archi, lentamente, si muovono di semitono in semitono fino a sfociare in un crescendo lungo ed ossessivo.
E' evidente come sia il mezzo tono a caratterizzare ogni singolo istante del brano, che è però il tentativo di dare comunque respiro ad un sistema composto di un solo elemento.

L'ultima variazione, la più "distante" dal tema di partenza, è un canone a quattro voci. Un nuovo tema, derivato da una scala costruita con le note utilizzate da Wagner, è eseguito da ogni voce a distanza di un tono, per restituire il senso di totale assenza di un centro tonale. Un breve alleggerimento ritmico sembra preparare al cambio di tempo che introdurrà un nuovo canone (questa volta inverso), anch'esso figlio della rielaborazione delle note originarie.

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[2003]

In Death of a Scotsman
per orchestra d'archi e voci femminili

 

 

[2000]

Opera Uno
A Vampire's Breakfast

quintetto per flauto, oboe, clarinetto, chitarra e violoncello

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[1999]

Opera Zero

trio per oboe, violino e violoncello

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