
26.01.2008. |

Il Monte Saben è il Monte Saben: non è altissimo, ma da in cima ci vedi tutto ciò che vuoi. Si può scegliere di raggiungere la vetta partendo da Valdieri, che se ne sta proprio lì sotto. L'abbiamo fatto la scorsa estate, ed in effetti è qualcosa da fare solo d'estate visto il passaggio finale obbligatorio nel lungo e ripido canalino. Ci eravamo passati per vedere questo benedetto ginepro fenicio, che pare sopravvivere solo lì e solo su quel versante, fin dai tempi della glaciazione. Sai che lusso un gin tonic con gin di ginepro fenicio, pensavo mentre salivo. Si può scegliere, ed è quello che ho fatto oggi, di salire da Sant'Antonio d'Aradolo e prenderla più tranquilla, immersi nei boschi e spiati dai simpatici cinghiali. L'ascensione al Saben con le ciastre è da molti considerata una gita sicura. Ed in effetti è difficile che una valanga ci sorprenda nel bosco. Ma c'è un traverso [davvero elementare] da non sottovalutare e soprattutto c'è da vagliare le condizioni del ripido tratto finale, dove gli alberi svaniscono e il Saben resta pelato. Questa mattina, ad esempio, lì la neve era ghiacciata, e se questo mi ha dato una certa tranquillità nella salita ha poi richiesto una certa attenzione nella discesa. Son quelle cose che non ti lasciano godere la cima, preso come sei dall'ansia di scendere per vedere come va a finire. |
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Le foto son tutte sull'azzurrino. Questo mi fa incazzare, ma lasciamole così. Nella foto azzurra qui sopra c'è il Monte Saben così come lo si vede avvicinandosi. Il sentiero serpeggia tra lo spartiacque Gesso-Stura, con l'effetto che man mano che si procede si è un po' in questa e un po' in quella valle. Il sentiero. Del quale avrei un bel po' di riferimenti in più se non si fossero scaricate le batterie del GPS dopo mezz'ora dalla partenza. Ho provato a riaccenderlo in cima ed ha resistito quel tanto che bastava per segnare il sacro waypoint della vetta, da sfoderare qualora sorgessero delle contestazioni sulla mia effettiva presenza lassù, oggi. E la risposta è no, non firmo mai il registro della vetta. Questo a seguito di un trauma. Quando son salito sul Pelvo d'Elva l'estate scorsa ho firmato il registro. Dopo due minuti è arrivato un signore quasi anziano e l'ha preso. "Bene, adesso che l'ha firmato lo porto giù in sede, che tanto restano solo più due pagine. Mettiamo questo qui che è nuovo". Ha tirato fuori un quadernetto nuovo con un'etichetta mal stampata al pc e mal appiccicata sulla copertina e ci ha firmato. E ci hanno firmato anche i suoi due figli. Io non osavo più rifirmare, ovviamente. Mi è spiaciuto perché avevo fatto - a mio avviso - qualcosa di artistico, che appagava il pieno il mio esibizionismo nemmeno troppo latente. Ora nessuno, se non in questa fantomatica sede, avrebbe più potuto vederlo. Mi è spiaciuto e per rappresesaglia da quella volta non firmo più i registri.
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La vetta del Monte Saben sa affascinare, e l'abbiamo detto. Si vede la pianura, la valle Stura, le biforcazioni della valle dei Gessi. Ero da solo, e questo un po' accentuava le mie onnipresenti vertigini. Quando arrivo in cima mi passano per il cervello le scene più apocalittiche. Alcune riguardano me direttamente, e mi vedo scivolare e precipitare per centinaia e centinaia di metri fino ad un atterraggio che morbido non è mai. In altre io sono solo l'osservatore di eventi epocali che avvengono a valle. Il più ricorrente è il bombardamento atomico di Cuneo: l'aereo che passa, che sgancia, la bomba che cade, la luce, il fungo e poi io che cerco un riparo per evitare che il vento nucleare mi spazzi via. A poco a poco le mie funzioni cerebrali si stabilizzano e così torno ad apprezzare il panorama come un qualsiasi altro cristiano. La cosa, tra l'altro, è favorita dal nuovo marchingegno che hanno piazzato su questa cima. Aggeggio polifunzionale. C'è una croce che ha la consueta funzione di tener lontani i demoni. C'è un qualcosa che mi pare una meridiana, ma non ho ben capito come funzioni. Ci sono i punti cardinali che rendono inutile il mio GPS una volta di più. Poi ci sono una serie di tubi saldati qua e là, e se si appoggia l'occhio dalla parte giusta del tubo si vede ciò che c'è indicato su. Tutti quelli che millantano una perfetta conoscenza delle cime bene faranno a non avventurarsi sul monte Saben, perché rischiano seriamente la figura del cazzo. Ho buttato l'occhio solo in un paio di tubini. Quello che sparava a valle e puntava su Valdieri e un altro che mirando a Sud smascherava il Bec d'Orel. Poi m'è venuto da pensare a questo volenteroso che, come Cristo verso il Golgota, s'è caricato la croce fin lì e, più di Cristo verso il Golgota, s'è portato fin lì anche la saldatrice. Ed avrà perso la pazienza quelle trentasette volte nel settare i cannocchialini con precisione. O voi mi dite che s'è fatto tutto il pezzo a casa passando notti e notti con la trigonometria? Uhm. |
Quindi parliamoci chiaro. Se in cima sei da solo e non hai nessuno con cui fare il gallo del tipo "Su quella punta là son stato", "Su quell'altra ho perso la verginità a tredici anni", "Peccato che oggi sia coperto altrimenti si vedrebbe la Tour Eiffel" e altre cose simili, o lo fai con te stesso per ripassarti la lezioncina o dopo un po' [fatti gli scatti e gli autoscatti] te ne scendi. Tanto arriverai a casa e constaterai che qualche visuale te la sei dimenticata, che l'orizzonte non è diritto, che il cielo non occupa solo un terzo dell'immagine, e non c'è rimedio. E sebbene nella foto qui sotto io sfoggi un sorriso a denti quasi dritti, i più attenti scorgeranno un filo di disagio dovuto al pensiero di dovermi fare questo lastrone di ghiaccio che mi separava dall'inizio del bosco. Il bosco rappresentava la salvezza. Se scivolo nel bosco - pensavo - a qualche fuscello mi aggappo. Ma se scivolo prima nel bosco ci arrivo come palla di cannone e mi sfracello. Senz'altro esagerato, però.. |
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Sono sceso piano piano. In fondo non è stato così complesso come temevo. Non erano che cinquanta metri di pista nera, in fondo. Giunto nel bosco ho cominciato a salire a seguire tracce "pietrificate" di ciaspole. Ma le tracce erano ovunque ed andavano ovunque, ed io non avevo alcuna voglia di finire a valle in un parcheggio che non fosse quello dove avevo parcheggiato la mia auto. Qui sì che sarebbe servito il GPS. Avendo delle ciaspole strane e memore dei film western ho provato ad individuare le mie impronte, lasciate salendo. Per un po' è stato facile ed anche un po' affacinante - toh - poi però le ho perse. |
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Sia chiaro, nessun pericolo. Solo la noia di sbagliare strada e perdere tempo a tornare indietro. Solo il rischio di metter su il risotto ai funghi con mezz'ora di ritardo. Quando cammino mi succede spesso di incastrare in testa dei particolari insiginficanti. Un ramo strano, un fiore, una cacca di bestia. Più dei panorami e del giro del sole mi restano queste cose. Una carta di caramella, una pozzanghera, un qualcosa su una corteccia. Torniamo al viaggio di andata. Non so chi sia ELLI nè per cosa stia. L'ipotesi è che ELLI sia la donna desiderata o effettiva di qualche coglione che, passando per lì, ha deciso di inciderlo su un albero. Ed era impossibile non buttarci l'occhio. Poi ho guardato meglio e ci ho visto dei puntini. E.L.L.I. Dunque si trattava di quattro coglioni e non uno che hanno pensato di suggellare così la loro giornata nei boschi. Mortificando un faggio. Sta di fatto che nella discesa, bello immerso nel labirinto di rami e certo di essere finito in un chissà-dove decisamente scomodo, mi è apparsp questo E.L.L.I e così d'improvviso ho realizzato dov'ero e capito che il risotto non è così distante. Come ti aprono il cuore queste infintesime conferme. Quale sottile ed intimissima benché insignificante goduria sanno farti scivolare addosso. Mi son sentito il padrone di qualunque cosa, il Cappuccetto Rosso che non si perde mai, l'Hansel-&-Gretel che si fotte la strega. L'upgrade di Pollicino, principiante del cazzo. Preso dall'enfasi volevo quasi distruggere il GPS su un sasso, poi ho preferito di no. Il ritorno è proseguito nella faggeta tranne un piccolo traverso nei pressi di un colle. Dove c'è la solita lapide della persona morta sui monti, o forse morta nel letto e sepolta al cimitero ma bisognava ribadirlo anche lì. Presto o tardi dovrò spendere due parole su quest'usanza. |
Rientrando ho ancora incrociato tre gruppetti di persone, qualcuno diretto sul Saben, qualcun altro al primo posto senza alberi buono per riposarsi un po'. Il dorso del piede destro mi dava un certo fastidio. Credo, in quel punto, di avere un osso che nessun altro umano ha, per cui non troverò mai un paio di scarponi che non mi martirizzi. Son tutti meriti per il paradiso, mettiamola così. |
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Una bella racchettata, con l'unico rammarico di non aver incontrato cinghiali, evento che desidero intensamente e che sarà l'obiettivo della stagione. Il cinghiale ed io. Prima o poi accadrà. Forse non saprò che fare, o forse sarà subito intesa. E' stata una giornata tutta maglietta e solo maglietta. Nella parte bassa del sentiero, esposta a Sud, c'è già addirittura qualche punto senza neve. Al di là del fatto di sentirmi idiota a passare con le ciastre sulla terra, mi vien da pensare che se non nevica più le blitz-missioni sotto casa e a bassa quota me le posso scordare. |
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