21.01.2008.
Valle Strura.
da Gorrè di Rittana alla "croce sotto L'Alpe".
Camminata in notturna sulle ciastre da Gorrè di Rittana [m 1145] alla croce [m 1645]. 8 km circa di sviluppo.
Partecipanti: Simone C., Schizzo, Matteo, Paolo ed io.

Non avevo mai fatto una camminata notturna sulle ciastre. Immaginavo che la prima sarebbe stata freddissima e illuminata, e invece è stata calda – per via dell’inversione termica – e con nuvole alte e sfilacciate, capaci di nascondere la luna piena.
L’Alpe di Rittana è un grande classico per i ciaspolisti. Di giorno e di notte. Sempre. Pare che pochi giorni fa qualcuno ci abbia addirittura festeggiato l’anno nuovo, per dire. Mentre salivamo noi, però, c’eravamo solo noi. Che siamo arrivati non in cima ma alla croce che se ne sta cento metri sotto, perché l’ultimo robusto pendio non ci dava tutta quella fiducia visti i due-quattro gradi di temperatura misurati grazie alla sofisticata apparecchiatura di Simone.

Schizzo Paolino io Matteo Simone, addetto alla temperatura
Siamo riusciti a sbagliar strada, alla partenza. Ce l’hanno fatto presente una vecchia, il figlio e due cani, sbucati da una casa dove non sono così sicuro ci siano luce ed acqua. Presa finalmente quella giusta, siam saliti lentamente di quota, fino alla ripida pista finale. Neve un po’ simpatica e un po’ no, case sparpagliate e passaggi a lambire il bosco. Pista battuta e ribattuta, the caldo, lampada in testa per aiutare la lampada in cielo.
Case sparpagliate, dicevo, che sembravano guardarmi. Che vorrei comprare se solo potessi e se solo riuscissi a rintracciare i venticinque-trenta eredi ormai francesi che nemmeno sanno di averne un pezzo. Per farci una delle mie mille tane fuori dal mondo. Una era carina. E abbandonata. Non le ho guardato le finestre che per un istante, per la paura nuova di vederci qualcosa dentro.

Dal basso si apriva a poco a poco la vista sulla pianura. Le luci che banalmente si tende a definire “fioche” e “tremolanti” erano in effetti fioche e tremolanti, senza possibilità alcuna di definirle altrimenti. Erano soprattutto arancioni, e belle. Mi facevano sentire fuori da cose come il tempo, la geografia, la razza umana. Se non fosse stato per il fatto che una luce uguale a quelle ce l’avevo appiccicata in testa mi sarei sentito bestia sulle nevi, imprendibile quanto indifesa. Mi chiedevo, di nuovo banalmente, se là nella piana ci fosse qualcuno intento a fissare le nostre lucine fioche e tremolanti. Che salivano, salivano. Intento a chiedersi chi e per quale motivo.
Probabilmente non c'era nessuno, chi preso dalla crisi di governo, chi perché aveva già tirato giù le tapparelle, chi perché comunque avrebbe visto soltanto il palazzo davanti.

Sempre un occhio alla cima
Sai qual è stato il problema? Fare le foto. Nel senso di fare le foto col gingillino elettronico che mi son regalato per natale sputtanando mezza tredicesima. Con un buio che per tirarci fuori qualcosa devi stare fermo immobile e una neve che ti rimbalza il flash ovunque tranne dove vorresti mandarlo. E con il gingillino che non può, perché non ci arriva o perché dovresti almeno appoggiarlo da qualche parte, ma è tutto neve, o cose asciutte ma in pendenza. Devo segnare su un pezzo di carta di comprare uno di quei treppiedi piccolissimi e snodatissimi, che stanno ovunque e risolvono miriadi di frustrazioni
E così qui ci trovi soltanto primi piani o quasi, e foto di panorami fiochi e troppo tremolanti. Che però riescono a dare il senso di aperta malinconia che mi porto dietro a ventiquattro ore di distanza e che non so spiegare a chi me ne chiede il motivo. Sarà che lassù mi perdo, e se è notte mi perdo per due, e se guardo a valle mi perdo per sempre.
A pensarci bene questa missione dà il destro per un sacco di considerazioni, quelle con cui certa gente riempie i libri e le tasche. Che la vita è in salita, che nasci solo e muori solo ma che in fondo solo solo non sei mai, che qualcuno apre la pista e gli altri camminano sulle sue orme, che una volta che si è in alto tutto è più chiaro e al tempo stesso tutto scompare. Quelle cose del cazzo stampate in corsivo su foto ben scattate. Col treppiede, s'intende. Rugiada sui petali, cristalli di ghiaccio sulla ragnatela, cerchi nell'acqua, arbusti cresciuti sulla pietra. Io, invece, di questa missione ricordo che eravamo in cinque e ognuno, sparpagliato come le case, faceva il suo rumore, la sua luce e la sua ombra. Ricordo che è bello bere caldo trafitti dal vento gelido del crinale. E che quando scendevamo l'abbiamo fatto quasi di corsa e nella neve non pestata. Pur affondando fino al ginocchio non son mai stato così vicino al senso del volare, del galleggiare. Sentivo il cotone dentro.

Discesa rapida, forse perché Schizzo diceva di aver visto un'ombra nera seguirci. Ed eccoci alle auto, e poi sull'asfalto verso casa. Immagino che Simone, a casa sua, abbia ritirato la delicata apparecchiatura per la misurazione della temperatura al solito posto, ovvero nel punto più all'ombra del balcone. I fratelli White saran tornati ognuno al proprio casolare. E Schizzo, con buone probabilità, sarà tornato al suo, ma non potrei scommetterci.
Io posso dirvi quel che ho fatto. Ho messo la roba bagnata sul balcone e quella sporca nel cesto. Ho messo me stesso sotto la doccia e poi qualcosa nello stomaco. Poi mi son messo nel letto con la tv accesa, ad ascoltare un ex-ministro sperando mi portasse il sonno. Invece no. Cotone dentro. L'una. Le due. Alle due e cinque mi son ricordato di non aver messo l'auto in garage, così ho ripreso la roba dal cesto e son sceso a fare il mio dovere. La macchina era ancora lì, sotto le luci arancioni non più fioche e tremolanti. Tremolavo io, questo sì. Poi son tornato al caldo. Le due e mezza. Le tre. Cotone dentro che è stato in grado di attutirmi solo alle tre e mezza. A tre ore dalla sveglia. Però questo non è interessante e non c'entra un cazzo con la neve e tutto il resto.

Quindi. Sommità dell'Alpe non raggiunta ma gita comunque stupenda, capace di cambiarmi le cose. L'unico rimpianto è quello di aver tagliato i nostri piedi nell'auto-foto di gruppo. Il piano americano ottenuto con uno scandaloso cropping non frega nessuno, lo so. Comunque sotto c'erano le ciaspole. Sotto le ciaspole tanta neve. Sotto la neve l'erba ferma che pesteremo a maggio, quando verremo su a guardar di nuovo giù.

 

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