
21.01.2008. |

Non avevo mai fatto una camminata notturna sulle ciastre. Immaginavo che la prima sarebbe stata freddissima e illuminata, e invece è stata calda – per via dell’inversione termica – e con nuvole alte e sfilacciate, capaci di nascondere la luna piena. |
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Siamo riusciti a sbagliar strada, alla partenza. Ce l’hanno fatto presente una vecchia, il figlio e due cani, sbucati da una casa dove non sono così sicuro ci siano luce ed acqua. Presa finalmente quella giusta, siam saliti lentamente di quota, fino alla ripida pista finale. Neve un po’ simpatica e un po’ no, case sparpagliate e passaggi a lambire il bosco. Pista battuta e ribattuta, the caldo, lampada in testa per aiutare la lampada in cielo. Case sparpagliate, dicevo, che sembravano guardarmi. Che vorrei comprare se solo potessi e se solo riuscissi a rintracciare i venticinque-trenta eredi ormai francesi che nemmeno sanno di averne un pezzo. Per farci una delle mie mille tane fuori dal mondo. Una era carina. E abbandonata. Non le ho guardato le finestre che per un istante, per la paura nuova di vederci qualcosa dentro. |
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Dal basso si apriva a poco a poco la vista sulla pianura. Le luci che banalmente si tende a definire “fioche” e “tremolanti” erano in effetti fioche e tremolanti, senza possibilità alcuna di definirle altrimenti. Erano soprattutto arancioni, e belle. Mi facevano sentire fuori da cose come il tempo, la geografia, la razza umana. Se non fosse stato per il fatto che una luce uguale a quelle ce l’avevo appiccicata in testa mi sarei sentito bestia sulle nevi, imprendibile quanto indifesa. Mi chiedevo, di nuovo banalmente, se là nella piana ci fosse qualcuno intento a fissare le nostre lucine fioche e tremolanti. Che salivano, salivano. Intento a chiedersi chi e per quale motivo. |
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Sai qual è stato il problema? Fare le foto. Nel senso di fare le foto col gingillino elettronico che mi son regalato per natale sputtanando mezza tredicesima. Con un buio che per tirarci fuori qualcosa devi stare fermo immobile e una neve che ti rimbalza il flash ovunque tranne dove vorresti mandarlo. E con il gingillino che non può, perché non ci arriva o perché dovresti almeno appoggiarlo da qualche parte, ma è tutto neve, o cose asciutte ma in pendenza. Devo segnare su un pezzo di carta di comprare uno di quei treppiedi piccolissimi e snodatissimi, che stanno ovunque e risolvono miriadi di frustrazioni E così qui ci trovi soltanto primi piani o quasi, e foto di panorami fiochi e troppo tremolanti. Che però riescono a dare il senso di aperta malinconia che mi porto dietro a ventiquattro ore di distanza e che non so spiegare a chi me ne chiede il motivo. Sarà che lassù mi perdo, e se è notte mi perdo per due, e se guardo a valle mi perdo per sempre. A pensarci bene questa missione dà il destro per un sacco di considerazioni, quelle con cui certa gente riempie i libri e le tasche. Che la vita è in salita, che nasci solo e muori solo ma che in fondo solo solo non sei mai, che qualcuno apre la pista e gli altri camminano sulle sue orme, che una volta che si è in alto tutto è più chiaro e al tempo stesso tutto scompare. Quelle cose del cazzo stampate in corsivo su foto ben scattate. Col treppiede, s'intende. Rugiada sui petali, cristalli di ghiaccio sulla ragnatela, cerchi nell'acqua, arbusti cresciuti sulla pietra. Io, invece, di questa missione ricordo che eravamo in cinque e ognuno, sparpagliato come le case, faceva il suo rumore, la sua luce e la sua ombra. Ricordo che è bello bere caldo trafitti dal vento gelido del crinale. E che quando scendevamo l'abbiamo fatto quasi di corsa e nella neve non pestata. Pur affondando fino al ginocchio non son mai stato così vicino al senso del volare, del galleggiare. Sentivo il cotone dentro. |
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Discesa rapida, forse perché Schizzo diceva di aver visto un'ombra nera seguirci. Ed eccoci alle auto, e poi sull'asfalto verso casa. Immagino che Simone, a casa sua, abbia ritirato la delicata apparecchiatura per la misurazione della temperatura al solito posto, ovvero nel punto più all'ombra del balcone. I fratelli White saran tornati ognuno al proprio casolare. E Schizzo, con buone probabilità, sarà tornato al suo, ma non potrei scommetterci. Quindi. Sommità dell'Alpe non raggiunta ma gita comunque stupenda, capace di cambiarmi le cose. L'unico rimpianto è quello di aver tagliato i nostri piedi nell'auto-foto di gruppo. Il piano americano ottenuto con uno scandaloso cropping non frega nessuno, lo so. Comunque sotto c'erano le ciaspole. Sotto le ciaspole tanta neve. Sotto la neve l'erba ferma che pesteremo a maggio, quando verremo su a guardar di nuovo giù. |
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