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22.
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Ero salito sul Frisson nell'estate del '95. Ed ero contento di averlo fatto, perché fino allora era "la gita dei grandi", che partivano da Palanfré un'ora prima di noi piccoli. Noi piccoli ci si fermava ai laghi. Nei miei pensieri apocalittici era rimasta questa cosa del passaggio difficile. Al tempo c'era un cavo d'acciaio, per aiutarsi un po'. Era un po' sfilacciato ai capi, ed io ovviamente mi ero punto con una delle fibre. Mi son chiesto per anni quanta gente ci si fosse punta, magari immediatamente prima di me, e quante fossero le probabilità di aver contratto qualche malattia grave. Ma ad oggi nulla è successo e va bene così. Insomma. Questa volta ci siamo saliti. Bel posto, bel percorso, belli i laghi dove le trote boccheggiano ossessivamente. Bella la parte finale, ovvero quella che dal lago superiore sale fino in cima. Quando si attacca la vetta, il sentiero si fa sempre più ripido e tortuoso fino al famigerato passaggino finale [dove è stata piazzata una catena per facilitare le cose. Catena. Paura del contagio eh?]. Poi qualche decina di metri in cresta e finalmente la croce. Come si può vedere dalle immagini qui sotto, la maledizione del Frisson ha colpito di nuovo. Quasi tutte le foto mostrano la classica macchia da crema solare sull'obiettivo. Macchia troppo densa per poter parlare di effetto flou. Colpa mia, ok. Gradevole rientro parlando del più e del meno, fino al momento di paura. Mucche tranquille nel loro recinto, e in disparte una mucca meno tranquilla che ci muggisce con astio e sguardo di traverso. Io la minaccio con uno dei bastoncini e lei si risente nell'intimo. Ci segue trottando fino alla fine del recinto, ed è lì che, voltandomi , la sbeffeggio una volta di più. Poi, sempre camminando verso valle, resto girato a vedere che fa. E fa questo: infila la testa sotto il fil di ferro ed esce dal recinto. Scampato l'insolito pericolo e guardando ancora alle spalle di tanto in tanto, raggiungiamo il parcheggio, dove un gentile ragazzo ci attende per farci alcune domande sulla nostra escursione e regalarci dei gadget: uno stupendo portachiavi in legno per me ed una cazzo di cartolina demodée per il Simone. Ancora oggi cerchiamo di capire. E non ci sono spiegazioni. Restano il dubbio e una mucca silente, che rumina serbando rancore ed attende la prossima estate. Salvo macellazione. |
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