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20. |
Per un po' di anni ho praticato il wushu. No, non starò a spiegarvi cos'è il wushu, nè tantomeno com'è possibile che io mi ci sia dedicato, però la situazione è questa. Poi, a causa del fatto che le persone che gestiscono le palestre sono un po' così e non c'è niente da fare, il corso è stato cancellato e da allora non mi dedico più al wushu. Peccato: mi piaceva. |
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La figura di riferimento in tutti questi anni di wushu è stata il mio Maestro. Il mio Maestro si chiamava - e ancora si chiama - Alberto. Mi ha insegnato per ben tre anni i segreti di quell'arte marziale, portandomi dalla cintura bianca alla cintura gialla [cioè uno step]. E' stato un bravissimo Maestro, paziente, intelligente, preparato. In alcune occasioni completamente pazzo, ma è un ingegnere e va bene così. |
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Dopo aver preso calci nei reni [involontari, per carità], esser stato umiliato, aver fatto decine e decine di flessioni per punizione, questa è stata finalmente l'occasione per portare il Maestro nel mio territorio. Dove speravo di aver qualche vantaggio, qualche minimo vantaggio, e invece no. |
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Fatta questa piccola digressione cinese, torniamo alla gita. In quelle occasioni c'erano due possibilità. Fermo restando che le donne non sarebbero mai salite in cima ed avrebbero aspettato lì, tu potevi decidere se fare il galletto puntando coraggiosamente alla cima, brillando come un dio greco ma col rischio di lasciartele sbranare durante l'assenza, oppure decidere di sostare lì con loro definendo stupidi coglioni esibizionisti tutti quelli diretti sulla punta. Ma col rischio di logorare così tanto le donzelle da favorire gli alpinisti al ritorno. Si noti come, in tutte queste strategie, della montagna in sè e per sè non fottesse un cazzo a nessuno. Anni ed anni dopo ci ho portato il Maestro. Vedi come poi la gente innocente paga i tuoi traumi adolescenziali? Lo vedi? Però non sento di aver commesso chissà che crimine, perché la giornata era bella, il posto bello, il percorso molto bello, la sensazione in vetta molto molto bella. Io ho dalla mia il fatto che sono un coglione testardo e che ho un minimo di esperienza. Alberto ha dalla sua una forma fisica invidiabile. Oltretutto - a torto - si fida addirittura di me. Così arriviamo in cresta e vediamo a qualche decina di metri il paletto ficcato nel punto più alto. Ci separa da questo paletto ufficiale un passaggino che non è nulla di che, ma non per me che patisco le vertigini. Che non è nulla di che, e farlo in corsa è quasi meglio, ma se per un caso rarissimo ti scivola il piede poi scivola tutto il resto. E va anche abbastanza a valle. Uno di quei passaggini, insomma, che li fai - e infatti l'abbiamo fatto - ma il pensiero di doverli rifare al ritorno ti insinua nella testa un po' di paranoie. Che quasi vorresti scendere subito. Non mangiare e scendere subito. No foto e scendere. Poi però no. Abbiamo fatto tutto per benino, in amicizia, ma senza scordare che lui è stato, è e rimarrà sempre il Maestro. Alberto è un abile conversatore, osservatore, camminatore. Il destino vuole che si riesca a fare solo una gita all'anno, peccato. Nota: le sei foto del wushu [qui sopra] sono di Michele Giordana.
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